giovedì 28 ottobre 2010

The Cove

A pochi mesi dal premio Oscar come miglior documentario del 2009, il film "The Cove" torna tragicamente alla ribalta.
E' ripreso infatti, come tutti gli anni, il massacro dei delfini nella baia di Taiji, in Giappone.
Si stima che ogni anno, nel Paese del Sol Levante, circa 20mila delfini vengano massacrati per la loro carne ed altri invece catturati vivi per i delfinari di tutto il mondo.

Quello che accade a The Cove è monitorato giorno per giorno da Sea Shepherd, con foto, video ed un report dettagliato.
Sono comunque molte le organizzazioni che si occupano della mattanza di Taiji : Save Japan dolphins, One voice, Oceanic Preservation Society i più famosi.







Le acque della baia si tingono di rosso, gli attivisti si oppongono e protestano e noi rimaniamo impotenti a guardare, anno dopo anno....il minimo che possiamo fare è firmare una petizione.

mercoledì 27 ottobre 2010

Marine Photobank's 2010 Ocean in Focus Conservation

Ecco le foto vincitrici del concorso Marine Photobank's 2010 Ocean in Focus Conservation.

Immagini e testo tratto da National Geographic

La foto vincente
Fotografia di Guy Marcovaldi, Projeto Tamar Brazil, Marine Photobank
Un subacqueo libera una delle 17 tartarughe marine affogate da una rete da pesca abbandonata al largo delle coste del Brasile: è la foto che ha vinto il concorso fotografico Marine Photobank's 2010 Ocean in Focus Conservation.
La missione di Marine Photobank è tesa a migliorare la tutela dei mari fornendo gratis fotografie di alta qualità ai media e alle attività non commerciali. Con questo concorso, Marine Photobank cercava immagini di grande impatto per “gettare luce sulle molte minacce che mettono in pericolo i nostri mari”. La National Geographic Society ha donato i premi per i vincitori del concorso."Le tartarughe sono pericolo”, commenta l'oceanografa ed esploratore incaricato di National Geographic Sylvia Earle. "Il numero di esemplari è in calo ancor più rapido di altre creature marine. Per alcune specie sopravvive forse il 5 per cento, "La buona notizia però è che gli oceani sono grandi e in grado di sopportare notevoli stress. La cattiva notizia è che anche il grado di sopportazione ha un limite”, aggiunge Earle. "Il 90 per cento di molti dei grandi pesci è scomparso, metà delle barriere coralline è scomparsa o versa in grave degrado , il 40 per cento del plancton è scomparso. Tutte queste sono notizie gravissime."Ci sono però ancora molti motivi di speranza. I mari non sono morti. Abbiamo ancora il 10 per cento di molte specie che stanno scomparendo rapidamente. Abbiamo ancora la possibilità di agire, ma dobbiamo fare presto”. Sean Markey

Un gigante caduto: ultimo addio
Fotografia di Peri Paleracio, Marine Photobank
Abbandonato in agonia su una spiaggia delle Filippine dai pescatori di frodo che gli hanno tagliato le pinne per venderle, uno squalo balena viene pianto da una donna. Marine Photobank ha proclamato questo scatto come "immagine più convincente" del 2010 in onore dell'anno della biodiversità proclamato dall'ONU. La plastica è un'altra minaccia per gli squali balena. Questi giganti gentili si nutrono di plancton e possono ingerire plastica con i grandi volumi di acqua che ingeriscono mentre mangiano. Inoltre rimangono incastrati in reti da pesca, sia abbandonate che in uso. Comparsi nei mari verso la metà del ventesimo secolo, gli oggetti di plastica stanno sopraffacendo ormai gli ecosistemi sommersi. Sopratutto, la plastica sta modificando la chimica dei mari e di tutte le creature che la ingeriscono.

L'albatro perduto
Fotografia di Guy Marcovaldi, Projeto Tamar Brazil, Marine Photobank
Tra le prime classificate del concorso Marine Photobank, questa foto mostra un albatro affogato dopo aver ingerito un amo di palamito al largo delle coste del Brasile: l'albatro è tra le centinaia di migliaia di uccelli marini uccisi ogni anno come prede accidentali."Anche questo è il prezzo del tonno o del pesce spada che mangiamo tutti i giorni, catturato con la pesca col palamito. Non è facile rimpiazzare gli albatri perduti”, aggiunge Earle, sottolineando che gli uccelli marini possono vivere quanto gli esseri umani. “Ci vogliono dai 10 ai 15 anni perché un albatro cominci a riprodursi e generano prole una volta l'anno quando va bene. Sono però essenziali per gli ecosistemi marini. È anche grazie a loro che il pianeta funziona”.

Oggetti di morte
Fotografia di Maximilian Hirschfeld, Marine Photobank
In un'altra delle foto ai primi posti del concorso Marine Photobank, un pescatore in Ecuador prepara gli ami del palamito. Questo tipo di pesca uccide accidentalmente anche grandi quantità di squali, tartarughe marine e uccelli marini."Milioni di ami vengono messi in acqua tutti i giorni. E su ogni amo c'è un piccolo pesce o un calamaro”, dice Earle. Con queste esche si potrebbe nutrire una nazione intera”.

Petrolio sopra, squali sotto
Fotografia di Jake Levenson, Marine Photobank
Squali nuotano vicino a una chiazza di petrolio nel Golfo del Messico lo scorso luglio, circa tre mesi dopo il disastro petrolifero nel Golfo, in questa fotografia tra le più apprezzate nel concorso Marine Photobank."Le perdite di petrolio possono causare danni gravi”, afferma Earle. “Il vero problema però è il contributo dei combustibili fossili e il loro impatto sul riscaldamento globale, l'innalzamento delle acque marine e infine, forse più preoccupante di tutto, l'acidificazione delle acque”, dice Earle.Nonostante tutto, comunque, "credo che queste immagini debbano comunque indurci alla speranza”. afferma Earle. “So che questi scatti non sembrano esprimere speranza. Ma la vera speranza riguarda tutte le persone che vedendo queste foto capiranno quanto siano in pericolo i nostri mari. E lo capiranno finché siamo in tempo. Il messaggio che ci riguarda tutti è che non possiamo permettere il perpetuarsi di questo degrado”.

lunedì 25 ottobre 2010

37° Festival mondial de l'image sous-marine



COSA: "37° Festival mondial de l'image sous-marine" (Festival mondiale dell'immagine subacquea)

DOVE: Marsiglia (Francia) Palais du Pharo
QUANDO: 27-31 ottobre 2010

SITO: http://www.underwater-festival.com/index-en.html
PROGRAMMA (disponibile per ora solo in francese): http://www.underwater-festival.com/images/2010/Programme2010.pdf

CONTATTI:

LES BUREAUX DU FESTIVAL
Festival Mondial de l'Image Sous-Marine -1157, chemin de la Plaine - BP 1307 - 06255 Mougins cedex- France
Tel : +33 (0)4 93 61 45 45
Fax : +33 (0)4 93 67 34 93
Coordinate GPS : N 43° 60' 31.53", E 6° 97' 21.65"
E-mail : info@underwater-festival.com

LE PALAIS DU PHARO
58 Boulevard Charles Livon, 13007 Marseille
Tel : +33 (0)4 91 55 11 11
Coordinate GPS : N 43° 29' 39.98", E 5° 35' 83.34"
www.palaisdupharo.marseille.fr

giovedì 21 ottobre 2010

Chandelier Cave

in costruzione

Micronesia - Palau

immagine tratta dal sito http://www.fishnfins.com/

immagine tratta dal sito http://www.samstours.com/









Jellyfish lake - Micronesia

in costruzione
Uno dei posti più particolari in cui mi è capitato di immergermi, è certamente il famosissimo Jellyfish Lake, in Micronesia. Questo piccolo bacino, circondato da una fitta foresta tropicale che lo separa dalle acque cristalline della laguna di Palau, ha la peculiarità di essere abitato da milioni di meduse non urticanti, che migrano tutti i giorni da una sponda all'altra del lago, seguendo il percorso del sole.
Il lago mi ha regalato un pomeriggio speciale e la voglia di approfondire le scarne notizie ricevute durante il briefing, così mi è venuto in mente di raccoglierle qui.

Notizie generali (tratte da:Wikipedia e liberamete tradotte da me)
Il Jellyfish Lake (Palauano: Ongeim'l Tketau, "Quinto lago") è un lago marino situato nell’isola di Eli Malk nell’arcipelago di Palau (Micronesia). Eil Malk fa parte delle Rock Islands, un gruppo di piccole isole disabitate nella zona sud della laguna di Palau, tra Koror (l'isola che ospita la capitale) e Peleliu (l'isola più meridionale della laguna).

immagine tratta da Wikipedia

Ci sono circa 70 altri laghi marini nelle Rock Islands di cui il Jellyfish Lake è il più famoso, grazie a milioni di meduse non urticanti che migrano quotidianamente da una parte all’altra del lago.

Il lago è connesso all’oceano attraverso fenditure e tunnel scavati nel calcare risalente al tardo Miocene; tuttavia risulta sufficientemente isolato e le condizioni così differenti che la varietà delle specie viventi nel lago è molto ridotta rispetto all’adiacente laguna ed inoltre e la loro evoluzione è avvenuta in modo sostanzialmente differente rispetto a specie simili che vivono in mare aperto.

Il lago risale a 12,000 fa; l’età è stimata in base alla profondità del lago (circa 30 metri) sullo spessore del sedimento (almeno 20 metri) e all’aumento del livello del mare. Circa 12000 anni fa, il livello del mare salì fino al punto in cui l’acqua iniziò a riempire il bacino del lago.

immagine tratta da Wikipedia


Comparazione tra la medusa dorata (Mastigias sp.) che vive nel lago e quella a pois (Mastigias papua) che vive nella laguna adiacente. Immagine tratta da Wikipedia


Comparando la medusa che vive nel lago (a sinistra) e la sua parente prossima della laguna (a destra) risultano evidenti i cambiamenti:la perdita delle macchie, la variazione di colore e la notevole riduzione dei tentacoli nella medusa dorata presente nel Jellyfish Lake.

Due specie di meduse vivono nel lago: la medusa luna (Aurelia sp.) e la medusa dorata (Mastigias sp.).

continua.....


martedì 19 ottobre 2010

Compleanno a Mezzocanale

Argentario - Secca di Mezzocanale - 1° Ottobre 2010

Da una decina di anni ho deciso che il giorno del mio compleanno devo passarlo sott’acqua o, in caso di elementi atmosferici avversi, in qualche posto interessante/nuovo/ovunque ma non al lavoro.
Per quest’anno scelgo la felice opzione “weekend lungo” all’Argentario.
Mentre finiamo di caricare le attrezzature in macchina, Stefania ci comunica l’orario di ritrovo per la mattina successiva e la meta: Mezzocanale!
Ottimo. Gongolo un po’: sono 3 anni che non vado in questo meraviglioso posto e non vedo l’ora. Peccato solo non potermi immergere con il mio buddy, causa problemi logistici dovuti al gommone.
E’ come se mi mancasse qualcosa ma al porto, la mattina dopo, me ne faccio subito una ragione.
Nonostante le previsioni dei giorni precedenti, il tempo è buono, il mare e la compagnia anche: ci sono tutte le premesse per festeggiare adeguatamente.
Mi guardo attorno: le configurazioni degli altri sono tutte più o meno tek: bibo, de compressive e nero nero nero.
Mi metto a preparare l’attrezzatura in un angolino, vergognandomi anche un po’ di tutto sto fucsia ( meno male che le pinne rosa con cinghiolo fai da te very povero sub le ho lasciate a casa ) del mono da 15 litri e dell’octopus vintage rigorosamente INT…
Partiamo.
Vento in faccia e profumo di mare. Mi sento subito meglio, leggera, la testa senza pensieri.
La pittoresca scogliera a strapiombo scorre veloce. Ci portiamo più al largo fino a raggiungere il punto di immersione.
Qualche barchetta di pescatori staziona lì, con nostro disappunto, ma appena arriviamo partono, lasciandoci il campo libero.
Simone fa un rapido briefing e va a controllare l’ormeggio sulla secca; nel frattempo si decidono le coppie: io starò con S. che conosco ( ma non subacqueamente parlando: mi concentro sulla sua attrezzatura, per poterla distinguere in mezzo a tutti ‘sti cosi neri bibombolati ).
Iniziamo a prepararci, senza fretta.
Simone riemerge, dandoci l’ok: l’ormeggio è perfetto. A turno ci portiamo verso la poppa del gommone e, con una capriola all’indietro, ci buttiamo in acqua.
Appena tocco la superficie, sento subito una sciabolata di freddo al fianco…’azz!
Mi sa che le cuciture di questa povera stagna…. Non faccio a tempo a finire il pensiero che realizzo che l’acqua che sta filtrando nella muta è troppa per provenire da una cucitura allentata.
E’ più probabile che ci sia un buco vero e proprio nella stagna.
E’ così tanta la voglia di azoto che non mi metto nemmeno a smadonnare come al mio solito.
Mi sorprende questa mia versione zen…sarà l’età?
Pinneggiando raggiungo la catena dell’ancora: quando ci arrivo, ho tutto il sottomuta zuppo e sento i piedi che sciacquettano allegri in una simpatica pozzanghera.
Non mi ricordo nemmeno più da quanti anni non mi immergo in umida nel Mediterraneo (considerando che per me “umida” = semistagna!).
Scendiamo in fila indiana; la visibilità all’inizio non è cristallina come ci avevano decantato fosse proprio il giorno prima, ma è comunque buona.
Ogni tanto mi giro verso S. che mi segue e ci scambiamo un ok.
Raggiunto il cappello della secca, mi si apre il cuore.
Gorgonie gorgonie gorgonie!
Un tripudio di gorgonie! E su quasi ognuna, un Astrospartus mediterraneus…
Piccoli, eh, ma tanti!
Branchi di pesci di ogni genere circondano la secca, vivaci colori esplodono sotto il fascio della mia torcia.
Mi godo questo angolo di paradiso. Rosa, viola, giallo, fucsia, arancione.
Peccato non aver portato la macchina fotografica…ma anche no!
Oggi avevo proprio bisogno di un momento tutto mio.
La processione di sub inizia a dipanarsi lungo la parete della secca, ordinatamente, a coppie. Si vede che son tecnici, questi! ;-)
Quando do un’occhiata a S. mi accorgo con piacere che anche lei mi tiene “sotto tiro”, in maniera discreta ma efficace, noto il suo sguardo presente ed attento, mai successo con un buddy “occasionale”.
Ogni spaccatura nella roccia ci regala una sorpresa: musdee, murene di varie misure ed un grosso grongo. Una nuvola di grossi dentici appare e scompare attorno al cappello, sciamando lenta vicino a noi, per farsi ammirare meglio.
Ma sono i colori e la ricchezza delle gorgonie che rapiscono il mio cuore, oggi.
Una lievissima corrente fa sì che tutti i polipi delle gorgonie siano espansi, una vera meraviglia.
Rimarrei ore a contemplare questi colori, ma il tempo sott’acqua è tiranno, si sa, e dobbiamo ancora completare il periplo della secca. Proseguiamo, indugiando in ogni apertura della roccia, alla ricerca di qualche animaletto.
I dentici proseguono indisturbati il loro giro di ronda sulla sommità del crinale. Torniamo alla catena dell’ancora, è tempo di risalire: mi costa sempre staccarmi da questo mondo, ma oggi ancora di più.
Un’occhiata al computer mi fa rompere ogni indugio: non voglio farmi tanta deco con la muta completamente allagata.
Risaliamo tutti, ognuno con i suoi stop ed ognuno con i suoi cambi gas, ci ritroviamo poi in zona 5/6 metri, dove troviamo il trapezio per la deco calato in mare insieme alle bombole di rispetto.
Contrariamente a quanto prevedevo, non ho per niente freddo, nonostante l’acqua sia sui 16°C ed io sia completamente zuppa; mi attacco alla catena, mi sdraio guardando la superficie e mi auto ipnotizzo guardando le mie bolle che salgono espandendosi, cullata dal ritmo del mio respiro.
La mia deco finisce insieme a quella di tutti gli altri e nonostante la mia imbarazzante versione ricreativa, non ci sono state differenze di sorta tra i nostri profili.
Una volta sul gommone, un timido sole fa capolino tra le nuvole che nel frattempo hanno velato il cielo, riscaldandoci.
Un movimento tra le onde attira la nostra attenzione: un grosso pesce luna passa, saluta e se ne va, portato dalla corrente. Non c’è tempo per buttarsi in acqua, siamo già svestiti; guardiamo la pinna dorsale che, sventolando nella brezza, si allontana in direzione Giglio.
E’ la classica ciliegina sulla torta, ed oggi è proprio il caso di dirlo!
Buon compleanno!


venerdì 15 ottobre 2010

9 mesi e 12 giorni dopo...

Tor Paterno - Settembre 2008

9 mesi e 12 giorni dopo l’ultima immersione, ariecchime !
Finalmente un po’ di congiunture astrali si sono allineate lasciando uno spiraglio per il primo puccio del 2008.
La forma fisica non è un granchè, ma il morale è alle stelle, sono ottimista: manco ho provato la stagna.
Solito giro di telefonate, e-mail, msn x raccattare gli amichetti P.I.R.L.A., un po’ allo sbando e dediti alle ripetitive solo con le gambe sotto al tavolo, oramai. Oltre a Cicciuzz, compagno di 1000 avventure sopra e sotto i mari, alla spedizione si aggiunge solo Kris : pochi ma buoni !
Tutti gli altri sono out con fantasiose scuse : trasferimenti , fidanzamenti, lavoro…
In configurazione stile Famiglia Brambilla in vacanza, partiamo alla volta del diving, dove giungiamo con un largo anticipo, in modo da far tutto con calma e poter in caso arginare la Pikkola Oloturia a cui piace causare simpatici imprevisti last minute .
Il mare è una tavola, in cielo nemmeno una nuvola, il sole è caldo e la spiaggia di Torvajanica è deserta…praticamente un sogno! Dopo i saluti di rito con Iaio & Family e varie facce note, preparo l’attrezzatura : un piccolo piacere ritrovato. Finalmente potrò testare il gav dopo le riparazioni effettuate dalla Free Shark: pietosamente hanno ricomposto le spoglie del mio Amatissimo, hanno cambiato il sacco sbrindellato, scrostato il vis che oramai era diventato automatico. Mossi a pietà, già che c’erano, hanno ricucito tasche, cambiato velcri, sostituito ganci…un vero lusso.
Il piacere di ritrovare le mie cose non viene scalfito dalla sorpresa di trovare l’Aladin in modalità “Mò te mollo”, con i numeri sul display semi-sbiaditi nonostante la riparazione di alcuni mesi prima: l’ormone “buono” della gravidanza deve essere ancora in circolo perché non affiora nemmeno un maporcaputt .
Intravedo 3 cifre nello spazio dedicato al manometro …ok, la bombola è carica. Infilo il sottomuta ( beh, quello lo avrei anche potuto provare a casa, mi sta un po’ strettino in certi punti ) e la stagna a metà e, mentre i miei buddies finiscono di prepararsi, mi occupo della Pikkola Oloturia con un acrobatico cambio di pannolino tra bombole e compressori e stordendola con un abbondante pasto, in modo che rimanga in coma x le prossime 2 ore tra le braccia della nonna.
E’ tutto pronto, si parte ! Scendiamo in spiaggia, carichiamo le ultime cose sul gommone , autoscatto P.I.R.L.A. di rito e viaaaa ! Durante la navigazione verso le Secche di Tor Paterno, l’aria calda mi sferza il viso : mi viene da pensare che dopo tanti mesi, è la prima volta che sono sola, ma proprio SOLA…non so se il pensiero mi rende più felice o più preoccupata, è semplicemente strano, la macchina del tempo sembra abbia fatto un salto indietro di 9 mesi.
Arrivati alla boa 1, i primi gruppi scendono, noi 3 saremo gli ultimi, accompagnati da una guida. La visibilità pare pessima, e definiamo gli ultimi dettagli : sarà un puccio leggero, data la stanchezza accumulata nell’ultimo mese, le ore piccole, la forma non al 100%. Decidiamo per un 20 minuti di fondo , dato che l’immersione è una quadra, in modo anche da risalire a bordo per primi ed evitare l’affollamento del rientro. Ci avviciniamo alla boa, c’è corrente : un ok e scendiamo lungo la catena. L’acqua mi avvolge in un abbraccio, la sento penetrare nei guanti, nel cappuccio…mi abbandono. Incontro 2 occhi : dentro ci leggo di tutto.
Un brivido mi corre lungo la schiena e non è l’acqua. E’ bello essere di nuovo qui, con te.
La corrente è intensa, la visibilità sul fondo è una vera ciofeca, con un rapido consulto, decidiamo di rimanere a razzolare in prossimità della boa: inutile allontanarsi alla ricerca delle famose cernie, invisibili in questo nebbione e rischiare di risalire lontani dal gommone che deve aspettare gli altri gruppetti e farsi un c. così per la corrente. Iniziamo a ravanare tra buchi e buchetti in 10 mq; Kris mi mostra tutta orgogliosa una Thuridilla hopei … a me, The Queen of Sea Slugs ??? Ok, raccolgo la sfida e rispondo con una Flabellina affinis e una Cratena peregrina. Ma solo per un attimo; preferisco alienarmi e godermi le sensazioni fisiche e mentali che mi sta offrendo questo puccio, nonostante ogni tanto si intravedano diversi bei saraghi “ da porzione”, come li definisce il mio babbo . Ho anche azzeccato la pesata perfetta: penso con orrore che non mi sono mai immersa con 8 kg, nemmeno in Mar Rosso e nemmeno da Open con quelle tristissime mute 5+5 che ti rifilano i diving…sospiro e mi consolo col pensiero che comunque sono in stagna ( ometto il piccolo particolare che generalmente in stagna ne uso esattamente la metà ). Uno sguardo circolare : Kris e Cicciuzz e la guida sono tutti intenti nella ricerca di qualche tesserino microscopico, avvolti nella sospensione, i fasci delle torce creano degli effetti suggestivi.
Controllo il computer : il tempo è volato. Ancora un pochino, dai, oggi è un giorno speciale… Comunichiamo alla guida che stiamo x terminare l’immersione e che torniamo alla catena x risalire. Ci risponde con un ok e parte a razzo in tutt’altra direzione, inghiottito dal nulla dopo una pinnata. Ci guardiamo basiti e Kris a gesti ci chiede “Ma dove c. va ?”…Le nostre risposte sono inequivocabili . Ci avviciniamo alla catena e iniziamo la lenta risalita, sticazzi! Dopo un bel po’, a quota 5 metri, vediamo ricomparire, trasportato dalla corrente e appeso al suo pallone, la nostra guida. Appena ci vede, ci chiede dove siamo stati !
NOI !
Ci pippiamo una lunga sosta conservativa, + per il piacere di cazzeggiare sott’acqua che non per reale necessità. Ripenso all’immersione : faceva veramente cagare, ma io sono un’inguaribile romantica e oggi mi sarei accontentata anche di una pozzanghera. Alla fine l’Aladin segna un tempo totale di 42 minuti, non male come primo puccio. In superficie ci attende una sorpresa: sono già tutti sul gommone…siamo gli ultimi ! Dai racconti, apprendiamo che appena sono scesi, gli altri gruppi si sono persi subito e quindi sono risaliti in ordine sparso e casuale dopo pochi minuti, che Tizio ha perso la zavorra, che Caio ha finito l’aria…
Eh, sì: bentornata in acqua, Ella!