mercoledì 29 giugno 2011
Delfino spiaggiato a Torvajanica
:-)
DaYouReporter.it il brevissimo video e la descrizione dell'autore:
Delfino disorientato si arena a Torvaianica (Roma). Soccorso dei biologi dello zoo marine e dalla guardia costiera. Di Maurizio Borella
lunedì 23 maggio 2011
Record di apnea dinamica con... delfini !

Il romano Simone Arrigoni, ha stabilito il nuovo record di apnea dinamica con l'ausilio di una coppia di delfini, presso il parco acquatico Zoomarine di Torvajanica (Roma).
Tralasciando il fatto che vedere gli animali in cattività mi stringe il cuore, penso che sia stata un'esperienza incredibile, per Simone, potersi allenare ed interagire con questi cetacei infrangedo il suo precedente record con il loro aiuto.
In più ha anche una faccia simpatica, il che non guasta ;-)
Nel dettaglio: Simone ha compiuto 13 voltas, corrispondenti a 657 metri complessivi, sospinto da due esemplari della specie «Tursiops truncatus», i delfini Paco e Marco, in un tempo di 1'53''.
"Voltas" è un termine portoghese che definisce un'ampia ruota verticale effettuata da un uomo in immersione spinto da uno o due delfini. Un esercizio che richiede potenza, equilibrio e sincronismo assoluto con gli animali, rendendo la permanenza in apnea ancora più difficile. Un anno fa Simone Arrigoni aveva stabilito, sempre a Zoomarine, il record di 12 "voltas", per un totale di 607 metri complessivi, in 1'42''. Tra le curiosità della sfida il fatto che i delfini debbano risalire in superficie almeno un paio di volte durante la prova per respirare, mentre l'apneista rimane fisso in posizione, sottacqua. (fonte "Il Giornale" del 20.05.2011)
Ecco il video:
martedì 17 maggio 2011
Una gita ai Faraglioni di Capri con....
Immagine da WikipediaAvvistamenti emozionanti nelle nostre acque !!!
Gita ai Faraglioni di Capri per un gruppetto di 4 grampi (Grampus griseus) : Video da "Repubblica TV"
:-)
martedì 10 maggio 2011
Taiji: strage infinita
Photo Straight edge.itAd Ottobre avevo parlato del film-documentario "The Cove" relativo alla strage di cetacei in Giappone.
A febbraio ho ripreso l'argomento dell' orrore perpetrato a Taiji , postando anche dei video agghiaccianti su come questi animali vengano uccisi in modo barbaro e crudele.
Ma non avrei mai pensato di dover tornare, a distanza di così pochi mesi, a parlare per la terza volta di quello che avviene in questa baia.
E' notizia di ieri: la caccia ai cetacei è stata prolungata di 1 mese, dato che l'attività aveva subito alcuni contraccolpi a causa della perdita di imbarcazioni per colpa dello tsunami dello scorso marzo....
:-(
Questione di gusti, ma l'idea di assaporare un sashimi fatto con un animale trucidato in questo modo, mi fa passare la fame (per non dire altro...).
Ecco l'articolo originale tratto da Inside Japan Tours:
Taiji Dolphin hunt extended by one month
Written by Susan Ballion
The whaling town of Taiji has announced that it will be extending its annual dolphin hunt by a month through to the end of May, resulting in around 200 long-finned pilot whales being caught.
Following this ruling by the Wakayama prefectural government, a group of local fishermen caught up to 60 long-finned pilot whales and auctioned them off at the end of last week, Kyodo News reports.
The fish are part of the dolphin family and their meat is highly profitable as it can be used to make sashimi.
Although coastal whaling will be suspended this year for the first time since 1988, due to the number of fishing boats ruined by the March 11th earthquake, the local authority has allowed drive hunting to continue for one month longer than usual.
This controversial practise involves driving the cetaceans into a bay before killing them, and it was brought to light in the 2009 Oscar-winning documentary The Cove.
martedì 22 marzo 2011
Delfini giocolieri
un gruppo di delfini del Sea World di Orlando (Florida), crea e gioca con degli anelli di bolle.
Da vedere:
mercoledì 23 febbraio 2011
Baiji : il delfino dello Yangtze

Traduzione liberamente tratta da EDGE
Secondo la leggenda cinese il Baiji, grazioso delfino d'acqua dolce, è la reincarnazione di una principessa con una triste storia, annegata nelle acque del fiume Yangtze (Cina).
E'stato dichiarato tesoro nazionale di altissimo livello, ma lo Yangtze è oggi uno dei corsi d'acqua più frequentati e più degradati del mondo e, nonostante per oltre due decenni gli ambientalisti abbiano chiesto che la specie potesse essere protetta mediante l'istituzione di un'area per la riproduzione (situata in una zona paludosa distante dal canale principale dello Yangtze) e nonostante l' ampio dibattito da parte delle organizzazioni internazionali di conservazione, poco lavoro attivo è stato realizzato per proteggere la popolazione del Baiji in rapido declino.
Una recente indagine su vasta scala non è riuscita a trovare alcun esemplare superstite nel fiume e la specie è da cosiderarsi probabilmente estinta.

Nome: Lipotes vexillifer (in cinese baiji)
Ordine: Cetacea
Famiglia: Lipotidae
Tradizionalmente i delfini di fiume sono stati raggruppati in una sola famiglia, Platanistidae.
Tuttavia, studi genetici hanno dimostrato che essi rappresentano un gruppo convergente di specie affini solo lontanamente (per esempio, per aver ridotto gli occhi o perché hanno ciascuno si è evoluto in simili ambienti fluviali).
Il Baiji è ormai noto che si è discostato da altri delfini di fiume circa 20-25 milioni di anni fa, ed è considerato l'unico rappresentante dei Lipotidae, un'intera famiglia di cetacei.
Dimensioni:
Lunghezza del corpo: Maschi: 141-216 centimetri Femmine: 185-253 cm
Peso: maschi: 42-125 kg Femmine: 64-167 kg
Il Baiji è un delfino d'acqua dolce elegante, caratterizzato da un lungo rostro leggermente all'insù e bassa dorsale triangolare. Come altri delfini di fiume, ha bisogno di poco per la visione nelle acque fangose e di conseguenza ha occhi a malapena funzionali. E 'azzurro-grigio chiaro con il ventre bianco.
La femmina è generalmente più grande del maschio.
Il gruppo di solito è di piccole dimensioni, costituito da quattro o cinque animali, anche se aggregazioni fino a undicidi individui sono stati osservate nelle zone con abbondante presenza di prede.
Il Baiji caccia la mattina presto o durante la notte, le femmine raggiungono la maturità a otto anni e danno vita a un piccolo ogni due anni circa.
Un esemplare maschio di baiji, 'Qi Qi', è sopravvissuto nel delfinario di Wuhan per oltre 22 anni.
Distribuzione
Endemica del bacino dello Yangtze nella Cina orientale. La specie è stata recentemente registrata nel tratto del medio e basso del fiume Yangtze tra Yichang e Shanghai; questa distribuzione storica è sempre stata a valle del sito del progetto di diga delle Tre Gole. Fino al 1950 la specie era presente anche nel fiume Qiantang. Una serie di sondaggi condotti tra il 1997 e il 1999 ha fornito una stima minima di popolazione di soli 13 individui. Sebbene un certo numero di avvistamenti non verificabile siano stati segnalati dai pescatori locali negli anni scorsi, una recente (novembre-dicembre 2006) indagine internazionale su vasta scala non è riuscita a trovare nessun delfino sopravvissuto nello Yangtze, ed è probabile che la specie sia ormai estinta.
Popolazione
I risultati dell'indagine indicano che i numeri sono diminuiti rapidamente e continuamente nel corso degli ultimi 30 anni, da circa 400 animali nel 1980 a solo 100 animali nel 1990. Il decremento della popolazione è stato stimato a circa il 10% per anna.
Status Il Baiji è classificato come in pericolo critico C2a (ii); D nella Lista Rossa IUCN delle 2.010 specie minacciate.
E' stato dichiarato estinto funzionalmente nel 2007 (ossia non si esclude che ci posssa essere ancora qualche esemplare, ma il numero è così ridotto da pregiudicare ogni tentativo di riproduzione della specie).
Minacce: La principale minaccia per la sopravvivenza del baiji è l'enorme impatto umano sull'ecosistema degradato dello Yangtze. Più di 400 milioni di persone vivono nel bacino del fiume, e le sponde sono piene di grandi città industrializzate.
Il fiume è una delle più frequentate vie del mondo, ed è fortemente utilizzata per i trasporti, la pesca e lo sviluppo industriale. Probabilmente la causa principale di mortalità è da imputarsi alle catture accidentali da reti e dalla pesca illegale (elettro-pesca bandita due decenni fa in Cina perché uccide i delfini, è ancora ampiamente utilizzata lungo lo Yangtze).
Altre morti sono il risultato di collisioni con le barche, e le esplosioni subacquee per il mantenimento di canali di navigazione. L'ambiente dello Yangtze è stato ulteriormente degradato dall'inquinamento, lo sbarramento a monte e dal dragaggio dei fondali. In particolare, il recente completamento della diga delle Tre Gole pregiudica la presenza di pesce a valle e riduce ulteriormente le aree di habitat idonei.
Il Ministero dell'Agricoltura cinese ha imposto restrizioni sulla pesca e sugli scarichi di sostanze nocive nel fiume, ed ha designato ufficialmente una serie di riserve per il baiji nei principali canali tra Honghu e Zhejiang. Tuttavia, non c'è stato un grande sforzo per far rispettare queste misure di conservazione, e non vi è alcuna differenza apparente tra i livelli di pesca legale e illegale nelle riserve per i baiji e nel resto del fiume.

Altri articoli (in inglese) sul Baiji, qui:
PhysOrg - 2010
Dr.Sam Turvey - 9 aprile 2009
Dr.Sam Turvey - 27 aprile 2009
Questo post partecipa, a modo suo, a "Giochiamo a viaggiare" di Mammagiramondo.
giovedì 10 febbraio 2011
In morte di un' orca
L'orca Nami durante uno spettacolo al Port of Nagoya Public Aquarium.Adoro le orche.
Enormi, possenti, sfrontate, lucide nella loro elegante livrea bianca e nera.
Ma anche intelligentissime, spietate e molto organizzate.
Mi piace vederle nel loro ambiente, studiare ed applicare estreme tattiche di caccia insieme alle compagne.
Mi spiace saperle in cattività, loro che vagano libere nell'immensità degli oceani, anche se capisco (ma non giustifico) che per molti è l'unica occasione di vederle dal vivo.
Mi spiace leggere un articolo come questo del The Mainichi Daily News, da cui trapela tutto il disagio di questo esemplare che, dopo 24 anni in un acquario, sceglie l'unica via per la libertà:
il suicidio.
Nami, Orcinus orca di 28 anni, dopo aver passato 24 anni nel Taiji Whale Museum (Giappone) viene venduta al Port of Nagoya Public Aquarium.
Qui, dopo pochi mesi, inspiegabilmente muore.
I risultati dell' autopsia rivelano che l'animale ha ingoiato 491 pietre (per un totale di 80 kg !!!) che costituivano parte dell' "arredo" dell'acquario di Taiji.
Tristezza.
Ecco l'articolo originale :
Autopsy shows killer whale swallowed 80 kilograms of stones before death at aquarium
(Mainichi)NAGOYA -- A popular killer whale that died at an aquarium here last month has been found to have lost its life apparently after swallowing more than 80 kilograms of stones over the course of many years, which led to it suffering from a stomach ulcer and pneumonia, the facility has announced.
According to the Port of Nagoya Public Aquarium, an autopsy has found that the female killer whale, named "Nami," had 491 stones -- weighing 81.4 kilograms in total -- stuck in her stomach.
One pocket of her stomach was reportedly sagging due to the weight of some 70 kilograms of pebbles stuffed in it, including the largest stone that measured 17 centimeters in length and weighed 2.1 kilograms. Furthermore, an ulcer was found in another pocket of her stomach, and bleeding from the spleen and enteritis were also diagnosed. The ailments are thought to have put a strain on Nami's heart.
There are reportedly no study documents on killer whales that include reports of them swallowing stones.
In a bid to further examine what caused Nami's death and review how killer whales should be raised in captivity, the Port of Nagoya Public Aquarium will team up with external experts to set up an investigative committee later this fiscal year.
Nami was captured off the coast of the Wakayama Prefecture town of Taiji in 1986 and had been kept for 24 years at the Taiji Whale Museum. Nami was then transferred to the aquarium in Nagoya after the facility purchased her for 500 million yen in June last year. The killer whale, however, became ill four months later and died on Jan. 14 at an estimated age of 28.
Nami is believed to have repeatedly swallowed pebbles at the Taiji Whale Museum as whales at the facility are displayed in part of a natural cove. There are no stones in the pool where Nami was kept at the aquarium in Nagoya.
martedì 8 febbraio 2011
Ancora orrore a Taiji
A Taiji, Giappone, da anni gli attivisti di tutto il mondo si battono contro il massacro di varie specie di delfini che viene perpetrato con metodi disumani (vedi questo post).
Dopo le violente polemiche, i pescatori si sono organizzati, mascherando con teloni la parte di "The Cove" (così è chiamata la baia dove radunano e macellano i delfini ancora vivi) e applicando metodi da incubo per uccidere gli animali lasciando meno tracce possibili.
L'ultimo in ordine di tempo risale a pochi giorni fa, documentato in questo crudo video girato da Atlantic Blue: il pescatore infila uno stiletto di metallo lungo una quarantina di cm direttamente nella spina dorsale del delfino, infilando subito dopo un tappo di legno in modo che non fuoriesca il sangue. L'animale si dibatte per parecchi minuti in agonia e, se tarda troppo a morire, viene spinto sott'acqua in modo che affoghi.
ATTENZIONE: QUESTO VIDEO CONTIENE DELLE IMMAGINI CRUENTE CHE POTREBBERO URTARE LA VOSTRA SUSCETTIBILITA'
lunedì 7 febbraio 2011
Incredibili orche !

Cercando dei filmati sulle orche (Orcinus orca) mi sono imbattuta in questo filmato sulla strategia di gruppo attuata per catturare una foca.
Semplicemente geniale.
Peccato non aver potuto inserire direttamente il video sul blog; il link è questo.
mercoledì 2 febbraio 2011
Affondata la balena di S.Rossore

La carcassa della balenottera comune spiaggiatasi la settimana scorsa sulla costa toscana di San Rossore, è stata esaminata, studiata e poi affondata tra mille difficoltà (tecniche e meteo).
Le spoglie di "Regina" (così chiamata, nonostante si trattasse di un esemplare maschio, perchè morta in prossimità della ex-tenuta del re) riposeranno su un fondale di circa 50 metri, interdetto alla pesca, e verranno costantemente monitorate da un gruppo di studio per 18 mesi, con lo scopo di studiare i processi di decomposizione in acqua e la crezione di un nuovo ecosistema marino.
News e foto tratte dal Corriere della Sera
giovedì 27 gennaio 2011
I delfini di Ulong Channel - Micronesia
Incontro con un grande branco di stenelle, durante le navigazione nel tratto di mare tra Ulong Island e Ulong Channel.
La qualità del video è un po' bassa, poichè è stato girato con la macchina fotografica, ma mi emoziona comunque rivederlo :-)
mercoledì 26 gennaio 2011
Balena di 25 metri spiaggiata in Versilia
Di seguito l'articolo del Corriere della Sera:
Grande balena spiaggiata in Versilia
I pescatori l'avevano vista agonizzare. Le cause della morte: o troppi sacchetti di plastica o una malattia
PISA – A vederla agonizzare, in mare aperto, sono stati alcuni pescatori di Viareggio. «Aveva perso l’orientamento, sembrava respirasse anche a fatica», hanno raccontato. Per due giorni, Regina una balena di 25 metri, ha lottato davanti alle coste della Versilia e poi, nella notte tra mercoledì e giovedì, si è spiaggiata nel parco di San Rossore, tra il fiume Morto e il Serchio, nel comune di San Giliano Terme (Pisa), a tre chilometri dall’ex villa presidenziale del Gombo dove ha trascorso le vacanze anche Tony Blair.
L’hanno trovata giovedì mattina alcuni addetti del Parco che hanno dato l’allarme e hanno battezzato il cetaceo con il nome di Regina perché per il suo ultimo viaggio ha scelto l’ex tenuta reale (e poi presidenziale) di San Rossore, oggi trasformata in parco naturale. «Abbiamo avvertito immediatamente la Forestale e gli esperti del Centro di biologia marina di Livorno – spiega il presidente del parco Giancarlo Lunardi -. A prima vista sembra un esemplare adulto. E’ la prima volta che sulla spiaggia del parco si arena una balena. E’ una cosa impressionante e come amanti dell’ambiente ci dispiace molto».
Regina ha scelto di morire in una delle zone meno inquinate del litorale, davanti appunto all’oasi strappata a insediamenti urbanistici e industrie. Le cause della sua morte sono ancora da accertare e solo l’esame sulla carcassa darà nei prossimi giorni una conferma. Gli esperti però parlano di due possibili ipotesi: meccanica (la balena potrebbe aver ingerito una grande quantità di sacchetti di plastica) e biologica (è stata colpita da una malattia). La carcassa sarà custodita probabilmente nel museo di storia naturali di Calci, in provincia di Pisa.
Marco Gasperetti
Foto tratte da il Tirreno
venerdì 21 gennaio 2011
Squali elefante e balene ad Olbia !!!
Buone notizie per i nostri mari: nei giorni scorsi, nelle acque antistanti Olbia (Sardegna) sono stati avvistati 2 esemplari dell'innocuo squalo elefante (Cetorhinus maximus) e 2 di balena (peccato non saperne la specie) intenti a cibarsi di plancton nell'Area Marina Protetta di Tavolara.Di seguito l'articolo tratto da La Nuova Sardegna.
Foto di Egidio Trainito.
Squali e balene superstar, i giganti del mare solcano le acque di Tavolara
Avvistati due esemplari di 20 metri a Punta Timone e Molarotto: ghiotti di plancton, si concedono ai fotografi
OLBIA. Danzano sul velluto blu delle acque di Tavolara. Squali e balene, signori del mare, scivolano eleganti, vanitosi. Quasi consapevoli di essere delle superstar. Osservati, studiati, fotografati nelle loro evoluzioni dagli uomini dell'Area marina protetta. Hanno scelto le placide acque della Gallura per svernare. Giganti dei mari che da alcune settimane arrivano puntuali all'appuntamento quotidiano con gli scienziati del mare per il loro set fotografico.
Due diversi avvistamenti, in due aree non troppo lontane tra loro. A Punta Timone, dietro Tavolara, in zona militare, due squali elefante banchettavano. I pesci sono innocui si nutrono di plancton e piccoli crostacei. «Della coppia fanno parte un maschio di 10 metri e una femmina di 7 metri e mezzo - spiega Pier Panzalis, uno dei biologi dell'Area marina protetta -. Siamo riusciti ad avvicinarci mentre si nutrivano».


Ma anche grazie alla collaborazione con il Centro di ricerca mammiferi marini, il Crimm, sono state avvistate più volte nella zona vicino a Molarotto due balene. «Due esemplari imponenti di 20 metri - dice la vicepresidente del Crimm, la biologa marina Francesca Magnone -. Un avvistamento che acquista un senso particolare, non troppo frequente nelle coste della Gallura. Ancora più raro vederle mentre si nutrono. Non è un caso che le balene si siano fermate nella zona A, quella di tutela integrale dell'Area marina protetta, in cui l'effetto riserva è più marcato». Balene buongustaie che hanno scelto una delle zone più ricche di plancton.

«Questi mammiferi si vedono di solito lontano dalla costa, in acque profonde - continua Magnone -, solo in rare occasioni si avvicina alle coste per alimentarsi. Le balene non hanno denti, ma fanoni, lamine sfrangiate in setole che utilizzano come setacci per filtrare plancton e pesci di cui si nutrono. Anche se innocuo è importante averne rispetto visto la mole imponente».

Negli scatti del naturalista Egidio Trainito si possono ammirare gli squali mentre si concedono ai fotografi durante il lauto pasto. «Per noi è la conferma che andiamo verso la giusta direzione - continua Panzalis, dell'Amp -. A Tavolara si moltiplicano i passaggi di specie protette che si avvistano raramente vicino alla costa. Osservare due balene da 50 tonnellate muoversi agili vicino a Molarotto è un'emozione che ripaga dei tanti sforzi. Ma per noi è prima di tutto un prezioso elemento di studio. Là c'è la zona di riserva integrale, in cui è vietato l'accesso all'uomo. È un'area di ripopolamento». Un laboratorio all'aperto voluto con forza dal direttore dell'Amp, Augusto Navone. Un laboratorio in cui le specie crescono in assenza del loro più pericoloso nemico. L'uomo.
martedì 18 gennaio 2011
Quanto darei per passare un'ora con...

...un cucciolo di una tonnellata !!!
Il Daily Mail riporta la grande emozione del videoperatore Roger Munns che, mentre si trovava al largo delle isole Tonga (Oceano Pacifico) per girare un documentario sul corteggiamento delle balene megattere, si è trovato a giocare per un'ora con un cucciolo di una tonnellata.
Qualche foto di questa straordinaria avventura:


giovedì 28 ottobre 2010
The Cove
A pochi mesi dal premio Oscar come miglior documentario del 2009, il film "The Cove" torna tragicamente alla ribalta.E' ripreso infatti, come tutti gli anni, il massacro dei delfini nella baia di Taiji, in Giappone.
Si stima che ogni anno, nel Paese del Sol Levante, circa 20mila delfini vengano massacrati per la loro carne ed altri invece catturati vivi per i delfinari di tutto il mondo.
Quello che accade a The Cove è monitorato giorno per giorno da Sea Shepherd, con foto, video ed un report dettagliato.
Sono comunque molte le organizzazioni che si occupano della mattanza di Taiji : Save Japan dolphins, One voice, Oceanic Preservation Society i più famosi.



