domenica 5 dicembre 2010

Attacco fatale a Sharm : muore turista tedesca

foto di Neil Hammerschlag

Ultimora da Sharm el Sheikh.

Questa mattina, una turista tedesca settantenne è morta dissanguata a seguito delle ferite inferte da uno squalo che l'ha aggredita mentre nuotava a Middle Garden, di fronte all' Hyatt Resort.

La CDWS ha diramato un ulteriore divieto di balneazione in tutta l'area (escludendo, chissà perchè, il Parco Marino di Ras Mohammed) dopo che venerdì aveva assicurato che tutta la costa da Naama Bay a Nabq (circa 10/15 Km di costa!) era stata attentamente monitorata da 6 gruppi di sub (!) e che il pericolo era cessato dopo aver ucciso 2 squali (un mako e un longimanus)ritenuti colpevoli degli attacchi dei giorni scorsi ai danni di 4 bagnanti.

Secondo alcune fonti, emerge che lo squalo autore dell'attacco di martedì davanti al Coral Bay, un Carcharhinus longimanus fotografato da un istruttore sub pochi attimi prima della tragedia, mostrava evidenti ferite sulla pinna caudale.
Qualche giorno dopo, una coppia di sub svizzeri aveva filmato lo stesso squalo a Ras Mohammed, riconoscibile appunto per le vistose ferite, ed avevano consegnato il materiale alle autorità.

Sapendo che il "colpevole" era ancora in giro, come mai è stato l'ordine di riaprire le spiagge ai bagnanti?

E il problema, è relativo ad un solo esemplare o alla cattiva abitudine di barche da crociera e di locali che "pasturano" gettando in mare esche per far avvicinare pesci e squali per poter ottenere una buona mancia dai clienti?

Più di 4 milioni di turisti che visitano il Mar Rosso ogni anno pretendono che questo argomento venga affrontato in modo serio.

venerdì 3 dicembre 2010

Rientra l'allarme squalo a Sharm el Sheikh

Secondo la CDWS (Chamber of Diving and Water Sports) l'allarme squalo a Sharm, è defnitivamente rientrato.

Ecco i comunicati in italiano, da Sinai City:




"La CDWS rende noto che, a seguito delle immersioni esplorative effettuate nella giornata di oggi nella zona di Sharm el Sheikh, è stato inviato un resoconto dettagliato al Ministero del Turismo, circa le positive valutazioni in merito alla sicurezza dell'area di balneazione, richiedendo la revoca del divieto di accesso al mare.
Il Ministero del Turismo ha deliberato la riapertura di tutta l'area dalla giornata di domani, sabato 4 dicembre, decretando di fatto il cessato allarme nella zona.
La CDWS ringrazia tutti i volontari che hanno contribuito col loro tempo, il loro servizio e le loro barche, al fine di condurre le immersioni di oggi.

(dal Comunicato CDWS del 03.12.2010 ore 18:00)

------------------------------------------------------

Il comunicato precedente parlava della cattura di due non meglio specificati squali.
Dalle foto che circolano sul web uno era un povero mako (Isurus oxyrinchus) che non ha niente a che fare con il longimanus (Carcharhinus longimanus):



"Nella giornata di ieri, giovedì 2 dicembre, due squali sono stati catturati dal Parco Nazionale del South Sinai vicino alle coste di Sharm el Sheikh.
Il Parco Nazionale sta attualmente esaminando i risultati delle autopsie. Nessun altro dettaglio è stato fornito al momento dal responsabile del Parco, Dr. Mohammed Salem, circa la motivazione che ha portato all'uccisione dell'animale, invece di trasportarlo in acque sicure per i bagnanti, come era stato precedentemente dichiarato.


I comunicati sanitari dell'ospedale del Cairo informano che le condizioni dei 3 snorkelisti feriti - due donne di nazionalità russa e un uomo di nazionalità ukraina - sono stazionarie. Una delle vittime è ancora in condizioni critiche.
Nella serata di ieri il Ministro del Turismo ha prorogato anche a domani, 4 dicembre, la sospensione di tutte le attività sulla costa di Sharm el Sheikh, con eccezione del parco Nazionale di Ras Mohammed.
La CDWS ha monitorato da vicino tutte le attività svolte, e continua il suo lavoro con l'ausilio di esperti, al fine di capire le cause che hanno scatenato gli attacchi.
Il direttore della CDWS, Hesham Gabr, ha invitato nuovamente a mantenere la calma, dal momento che questo tipo di incidenti sono estremamente rari.
La CDWS, nel suo ruolo di organizzazione di riferimento delle attività acqautiche nel Mar Rosso, ha dichiarato di non desiderare assolutamente che alcun danno venga arrecato ad altri esemplari di squali. Di conseguenza, al fine di prevenire eventuali ulteriori aggressioni, Hesham Gabr ha ricevuto l'autorizzazione dal ministero del turismo e dal Governatore del Sud Sinai ad effettuare alcune immersioni esplorative, con l'ausilio di fotografie dei siti dove sono avvenuti gli attacchi.
In questo momento sei gruppi di subacquei, composti da due fotografi ciascuno, sono in acqua nella zona compresa tra Naama Bay e Nabq. La speranza è che i sopralluoghi subacquei effettuati forniscano risultati positivi, al fine di permettere la normale attività di immersione e snorkeling ai bagnanti, già dalla giornata di domani.
Mr. Gabr ha dichiarato: "Questo incidente ha chiaramente sconvolto la nostra comunità, e la CDWS sta continuando le sue indagini per individuarne le cause. E' altrettanto vero, come evidenziato dagli studiosi dei comportamenti degli squali, che si è trattato di un evento assolutamente inusuale, presumibilmente provocato da attività come la pesca illegale o la pratica di dare cibo ai pesci. In questo momento, vogliamo ancora una volta esperimere la nostra vicinanza alle vittime e alle loro famiglie."

(Comunicato CDWS del 3.12.2010 ore 15:00)

Un'immagine per il weekend - W.Levin

Visto il tema della settimana, ecco una meravigliosa immagine di un Carcharhinus longimanus:

Wayne Levin Filming Shark with Bait (W-2)

Carcharhinus longimanus : chi è costui?

In questi giorni, causa gli ultimi avvenimenti di Sharm, una ridda di voci, informazioni, sentito dire approssimativi si affolla sul web e sulle tv.

Innanzitutto vorrei sottolineare che lo squalo Carcharhinus longimanus (detto anche "pinna bianca oceanico", dall'inglese "Oceanic white tip") NON E' DA CONFONDERSI con il "grande squalo bianco" Carcharodon carcharias ne' tantomeno con il "pinna bianca di barriera" Triaenodon obesus:

Carcharhinus longimanus (pinna bianca oceanico) foto Claudio Ziraldo












Carcharodon carcharias (grande squalo bianco)










Triaenodon obesus (pinna bianca di barriera)













Come si vede chiaramente dalle foto, sono squali molto diversi come forma, dimensioni ed abitudini. Non vanno perciò confusi ( e magari chiamarli con il loro nome scientifico, aiuterebbe parecchio!).


Ma torniamo al protagonista delle cronache di questi giorni, il longimanus.

liberamente tratto da Wikipedia:

Lo squalo longimanus, (Carcharhinus longimanus Poey, 1861), è un grande squalo pelagico dei mari tropicali e temperati caldi. È una specie robusta, caratterizzata da lunghe ed arrotondate pinne a punta bianca. Spesso viene confuso con lo Squalo pinna bianca del reef (Triaenodon obesus)

È un pesce aggressivo, ma che si muove lentamente, e domina le situazioni di sciacallaggio in mare. Rappresenta uno dei maggiori pericoli per i sopravvissuti ai disastri aerei o navali. Questa specie ha attaccato più volte l'uomo di quanto non abbiano fatto tutte le altre messe assieme.[1][2] Studi recenti[3][4] hanno sottolineato come il numero di Squali longimani sia in brusco calo, in quanto le loro pinne sono molto ricercate come ingrediente principale della famosa zuppa di pinne di squalo. In particolare negli ultimi anni, questa specie come molte altre, ha a che fare con una pesca sempre più diffusa attraverso il suo areale.



Habitat:
Lo Squalo longimanus si trova ovunque in mare aperto ed in acque profonde con temperature che superino i 18 °C (64 °F).[8] Predilige le acque con temperatura compresa tra i 20 °C (68 °F) ed i 28 °C (82 °F) e tende ad evitare le zone di mare dove la temperatura esce da questo range.[7] Era un tempo estremamente comune e largamente diffuso, e ancora oggi abita vaste zone del globo; recenti studi tuttavia, hanno accertato che il loro numero si è ridotto drasticamente negli ultimi anni.[3] Un'indagine statunitense compiuta tra il 1992 ed il 2000 ha stimato durante quel lasso di tempo nell'Atlantico Nord-Occidentale ed Occidentale un declino del 70% negli esemplari della specie.[4]

Ne sono stati rinvenuti in ogni parte del mondo all'interno della fascia compresa fra il 45º parallelo Nord el il 43° Sud.[5][8] Nel 2004 uno Squalo longimanus morto è stato rinvenuto sulla costa occidentale della Svezia, molto più a Nord di quello che si credeva fosse il limite superiore del suo areale.[9]

Questa specie trascorre la maggior parte del tempo nello strato superficiale dell'oceano, ad una profondità massima di circa 150 metri (490 ft)[8]; preferisce le aree oceaniche con acqua più profonda e lontane dalla riva. In base ai dati della pesca, più ci si allontana dalla costa, più aumenta il numero di questi squali..[6] Occasionalmente se ne trovano anche in acque meno profonde, a circa 37 metri (120 ft) di profondità, soprattutto vicino a isole circondate dall'oceano come le Hawaii, o in aree dove la piattaforma continentale è frastagliata e si trova accesso ad acque più profonde nelle vicinanze. È in genere una specie solitaria, anche se avolte si possono osservare in gruppo in presenza di ricche fonti di cibo.[7] Diversamente da molti animali, non ha un ciclo diurno, ma è attivo sia durante il giorno che durante la notte.[6] Lo stile di nuotata è lento, con le pinne pettorali molto allargate. Nonostante si tengano lontani dai pesci della loro specie, si trovano spesso accompagnati da pesci pilota, lampughe, remore.[6] Nel 1988, Jeremy Stafford-Deitsch ha riportato l'osservazione di un esemplare accompagnato da un Globicefalo di Gray.[10]

Anatomia ed aspetto:
La caratteristica peculiare di un C. longimanus risiede nella presenza di lunghe pinne pettorali e dorsali, simili ad ali. Le pinne sono molto più grandi di quelle degli altri squali, e piuttosto arrotondate. La punta del muso è anch'essa arrotondata, gli occhi sono circolari e presentano membrane nictitanti.[6]

Il C. longimanus ha un tipico, anche se un po' ingrossato, corpo da Carcharhinidae, spesso con un aspetto leggermente incurvato. Sul dorso è bronzeo, marrone, bluastro o grigio (il colore varia in base alla regione), e bianco sul ventre (anche se, in alcuni casi può presentare in questa parte del corpo una tonalità di giallo). La dimensione massima di uno Squalo longimanus è di circa 4 metri (13 ft), anche se di solito non supera i 3 metri (10 ft). La massa corporea massima è invece di 170 kilogrammi (370 libbre). 6][7]

La maggior parte delle pinne del suo corpo (la dorsale, la pettorale, la pelvica e la caudale) presenta la tipica punta bianca (che può essere assente negli individui più giovani e, più raramente, negli adulti). Oltre alla punta bianca, le pinne possono essere maculate, e nei più giovani le macchie possono essere di colore nero. Una macchia a forma di sella può apparire tra la prima e la seconda pinna dorsale. [6] Questa specie di squalo presenta diversi tipi di denti: nella mandibola (mascella inferiore) i denti presentano punte sottili e dentellate, e sono relativamente piccoli e di forma triangolare (sono simili a zanne). Ci sono anche tra 13 e 15 denti fusi assieme a questi sull'altro lato della “symphysis” (che è appunto una fusione fibrocartilaginea tra due ossa, in questo caso due denti). I denti della mascella superiore sono triangolari, ma molto più larghi ed ampi, con le sommità completamente dentellate. In questo caso all'altro lato della “symphysis” ci sono da 14 a 15 denti.[6] I dentelli dermici sul corpo sono piatti e tipicamente presentano da cinque a sette spigoli.[6]

Dieta:
Il C. longimanus si ciba principalmente di cefalopodi pelagici e pesci ossei.[8] Ad ogni modo, la sua dieta può essere molto più varia e meno selettiva. Lo squalo longimanus è stato osservato mentre si cibava di trigoni, tartarughe marine, uccelli, gasteropodi, crostacei, carcasse di mammiferi, e addirittura rifiuti abbandonati da navi in transito. I pesci ossei di cui si ciba includono pesci abissali, barracuda, carangidi, lampughe, marlin, tonni e sgombri. I suoi metodi di caccia comprendono mordere casualmente all'interno di un gruppo di pesci e nuotare attraverso un banco di tonni con la bocca spalancata. Quando si nutre assieme ad altre specie, diventa aggressivo.[7] Peter Benchley, autore de Lo squalo, ha osservato questi squali mentre nuotavano alle spalle delle balene pilota (globicefali) e ne mangiavano le feci.[11]

Comportamento

Lo Squalo longimanus è in genere solitario e si muove lentamente al di sopra di vaste zone disabitate, alla ricerca di fonti di cibo.[6] Fino al XVI secolo,[12] gli squali erano noti ai marinai come “pescecani”[13] soprattutto perché proprio lo Squalo longimanus, il più comune squalo inseguitore di navi, [7] esibiva un comportamento da cane quando veniva attirato il suo interesse. Se attirato da qualcosa che identificava come cibo, il pesce iniziava a muoversi in modo avido, e cominciava ad avvicinarsi in modo cauto, ma testardo, ritirandosi a distanza di sicurezza se allontanato, ma tenendosi pronto a scattare se se ne fosse presentata l'occasione. Lo squalo longimanus non è un animale veloce, ma è capace di sorprendenti scatti improvvisi. Si trova comunemente in competizione per il cibo con i Carcharhinus falciformis, compensando la sua nuotata lenta con un atteggiamento molto aggressivo. [7]

Dei gruppi si possono formare quando esemplari che vivono nella stessa zona convergono su un territorio di caccia favorevole. Sembra che questo meccanismo non scatti di per sé per la presenza in acqua di sangue, o per una strana “sete di sangue”, ma per l'ipersensibilità comune ai membri della specie e per la loro capacità di raggiungere direttamente un obiettivo senza sprechi di energia (in assenza di cibo infatti mantengono un moto calmo e ripetitivo attraverso l'oceano, conservando le energie per il momento del bisogno). È tuttavia uno squalo competitivo ed opportunista che preferisce cibarsi il più possibile se ne ha la possibilità, senza attendere un possibile pasto più semplice in futuro.[7]

Non sembrano esserci meccanismi di segregazione guidati dal sesso d'appartenenza odalle dimensioni, né ciò avviene neiriguardi di membri di altre specie. Gli Squali longimanus si accompagnano a banchi di tonni e calamari, ed inseguono gruppi di cetacei, come i delfini, e pesci pilota in modo da sfruttarli come scovatori di prede. Hanno un istinto all'inseguimento delle esche così spiccato, nato da millenni di migrazioni, che inseguono le navi in transito sugli oceani. Durante la caccia alla balena, in acque calde, lo Squalo longimanus è responsabile dei maggiori danneggiamenti alla carcassa galleggiante.[7]

Riproduzione
La stagione degli accoppiamenti è l'inizio dell'estate nel Nord-Ovest dell'Oceano Atlantico e nel Sud-Est dell'Oceano Indiano, mentre nell'Oceano Pacifico sono state pescate femmine con embrioni durante tutto il corso dell'anno, e questo fa pensare che in quella zona la stagione degli accoppiamenti sia più lunga.[7] Questa specie è vivipara: gli embrioni si sviluppano “in utero e sono nutriti da una sacca placentale. La gestazione dura un anno. La cucciolata può comprendere da uno a 15 esemplari, chenascono ad una lunghezza di circa 0,6 metri (24 in).[4] Al momento della maturità sessuale, gli esemplari raggiungono invece la lunghezza di 1,75 metri (69 in) nei maschi e di 2 metri (80 in) nelle femmine.[4]

Interazioni con l'uomo
È una specie con un'elevata importanza commerciale in quando le sue pinne sono utilizzate nella preparazione della zuppa di squalo, e dal suo grasso viene ricavato dell'olio. Viene consumato fresco, affumicato, essiccato e sotto sale, e la sua livrea è utilizzata per la produzione di pelli.[7] È soggetto alla pesca attraverso il suo intero areale;[4] anche se è spesso utilizzato come esca, perché insegue le traiettorie di altre specie.[7]

Il famoso ricercatore oceanografico Jacques Cousteau ha descritto lo Squalo longimanus come “il più pericoloso tra tutti gli squali”.[14] A dispetto della grande notorietà del Grande squalo bianco e di altre specie che vivono più vicine a terra, lo Squalo longimanus è considerato responsabile di più attacchi nei confronti dell'uomo di quanti ne abbiano compiuti tutte le altre specie messe assieme, essendo in genere il primo ad attaccare i superstiti dei disastri aerei e navali.[2][1] Questi incidenti possono sembrare minoritari nel XXI secolo, ma un episodio basta a chiarire come fossero importanti in passato. Durante un solo incidente, accaduto dopo il siluramento dell'americana “Indianapolis” il 30 luglio 1945, tra i 60 e gli 80 marinai furono uccisi da squali.[1] Si dice che i responsabili della carneficina siano stati gli squali tigre, ma ciò non è mai stato confermato. Anche durante la Seconda guerra mondiale avvenne qualcosa di simile, quando la “Nova Scotia”, un battello che trasportava circa un migliaio di persone nelle acque vicine al Sudafrica, fu silurato e affondato da un sottomarino tedesco. Ci furono soltanto 192 sopravvissuti, e la maggior parte delle morti è attribuita allo Squalo longimanus.[2]

Questa specie rappresenta un rischio minimo per i bagnanti e per gli sportivi, ma è letale per gli uomini che per qualche motivo si trovino in oceano aperto e che possano essere visti come prede.
Anche se lo Squalo longimanus è molto opportunista e aggressivo, ed è noto per aver attaccato l'uomo per cibarsi[1], gli incontri con subacquei sportivi in certe località sono consueti ed emozionanti[15]. Essi devono però mantenere alcuni accorgimenti: avvicinarsi solo con estrema cautela, non fiocinare pesci in presenza dello squalo, e se esso si facesse troppo curioso e si avvicinasse troppo, uscire dall'acqua al più presto possibile.

Note
1.^ a b c d Martin, R. Aidan.. Elasmo Research. ReefQuest. URL consultato il 6 February.
2.^ a b c Bass, A.J., J.D. D'Aubrey & N. Kistnasamy. 1973. "Sharks of the east coast of southern Africa. 1. The genus Carcharhinus (Carcharhinidae)." Invest. Rep. Oceanogr. Res. Inst., Durban, no. 33, 168 pp.
3.^ a b c Baum, J.K. and Myers, R.A. 2004. Shifting baselines and the decline of pelagic sharks in the Gulf of Mexico. Ecology Letters. 7(3): 135–45.
4.^ a b c d e f g h IUCN. IUCN Red List of Threatened Species: Carcharhinus longimanus. URL consultato il 18 July.
5.^ a b c ITIS. Integrated Taxonomic Information System: Carcharhinus longimanus. URL consultato il 18 August.
6.^ a b c d e f g h i j k Cathleen Bester. Oceanic Whitetip Shark. Florida Museum of Natural history. URL consultato il 22 July.
7.^ a b c d e f g h i j k l m Leonard J. V. Compagno, Sharks of the World: An annotated and illustrated catalogue of shark species known to date, Food and Agriculture Organization of the United Nations, 1984. 484–86, 555–61, 588
8.^ a b c d Ed. Ranier Froese and Daniel Pauly. Carcharhinus longimanus. FishBase. URL consultato il 6 February.
9.^ Eli. Fishwatcher. http://64.95.130.5/FishWatcher/Record.cfm?autoctr=650
10.^ Jeremy Stafford-Deitsch, Shark: A Photographer's Story, Sierra Club Books, 1988.
11.^ Benchley, Peter, Shark Trouble, Random House, 2002.
12.^ Online Etymology Dictionary. http://www.etymonline.com/index.php?search=shark&searchmode=none
13.^ RF Marx, The History of Underwater Exploration, Courier Dover Publications, 1990. 3
14.^ Cousteau, Jacques-Yves & Cousteau, Philippe, The Shark: Splendid Savage of the Sea, Doubleday & Company, Inc, 1970.
15.^ Longimanus Project. http://www.longimanus.info/species.htm

giovedì 2 dicembre 2010

Un longimanus a Sharm - aggiornamenti


Settimana sfortunata per chi è in vacanza a Sharm el Sheikh: la CDWS(Chamber of Diving and Water Sports) e il Ministero del Turismo egiziano hanno sospeso tutte le attività acquatiche anche per domani 3 dicembre 2010.
Nel frattempo la ridicola ricerca del Carcharhinus longimanus continua...

Ecco le news dal sempre ben informato Sinai City:

"Dalle prime luci dell'alba le unità della guardia costiera egiziana stanno pattugliando le acque antistanti Sharm el Sheikh, monitorando l'attività dello squalo responsabile degli attacchi dei giorni scorsi, nel tentativo di catturarlo.
Molte sono le voci circolate stamani circa la presenza di ben 4 esemplari di Lungimanus, ma la notizia non è stata confermata.
Le autorità dichiarano che si tratta di un unico esemplare di Charcharinus Longimanus, invitando tutti ad evitare inutili allarmismi.
In un comunicato la CDWS ha notificato ai diving centers che, su disposizione del Ministero del Turismo, tutte le attività resteranno sospese in tutta la zona anche per la giornata di domani, venerdì 3 dicembre, con eccezione del Parco Nazionale di Ras Mohammed."

mercoledì 1 dicembre 2010

Squalo longimanus attacca 3 bagnanti a Sharm

Chissà se sarà lo stesso esemplare di Carcharhinus longimanus con cui ho avuto un incontro ravvicinato ad agosto ????
:-@









Ecco le ultime notizie aggiornate (e più complete) sul fronte "longimanus" da Sharm el Sheikh (fonte Sinai City):

"La Camera dei Diving e degli Watersports (CDWS) ha ricevuto comunicazione dal Ministero del turismo egiziano di sospendere tutte le attività acquatiche nella zona di Sharm el Sheikh, con eccezione della zona del Parco Nazionale di Ras Mohammed, a seguito dei tre attacchi di squali riportati nelle ultime ore.

Le Autorità hanno informato la CDWS che tre turisti russi sono stati attaccati in tre diversi incidenti, nelle ultime 24 ore, nell'area a nord di Naama Bay.

Le vittime, un uomo e due donne, sono al momento ricoverati in ospedale. Uno dei feriti è considerato, dalle fonti sanitarie, in condizioni critiche.
Tutte e tre le vittime sono snorkelisti. Al momento non sono stati comunicati i nominativi.

Il Ministero del Turismo ha disposto che tutte le spiagge di Sharm el Sheikh vengano chiuse, anche per tutta la giornata di domani, 2 dicembre, nel tratto di mare di Sharm.

Lo squalo risulta essere un esemplare adulto di Longimanus, e la guardia costiera egiziana è impegnata nella cattura, al fine di portarlo nelle acque del golfo di Suez, ad una notevole distanza di sicurezza dalle strutture alberghiere e dalle zone turistiche.

Un appello alla calma è stato lanciato dal direttore della CDWS, Mr. Hesham Gabr, che ha evidenziato come tali incidenti abbiano un' incidenza veramente bassa, soprattutto nel Mar Rosso, dove circa tre milioni di persone svolgono attività in acqua ogni anno senza alcun incidente.
Mr. Gabr ha dichiarato: "Stiamo monitorando la situazione molto attentamente e stiamo lavorando con le autorità per assicurare la sicurezza di tutti gli staff e i visitatori del Mar Rosso. Il nostro pensiero è con le vittime e le loro famiglie.
E' una situazione davvero inusuale. Tuttavia, considerando la frequenza di attacchi rilevati nelle ultime 24 ore, sono state subito intraprese specifiche iniziative dal MoT per la chiusura del mare, per dare modo alle squadre di lavorare alla cattura dello squalo in sicurezza."

Richard Peirce, direttore dello Shark Trust in UK ha confermato che tali manifestazioni sono veramente inusuali e ha dichiarato che potrebbero essere state provocate da eventuali attività di pesca illegale nell'area.
Mr. Pierce ha dichiarato: "Lo Shark Trust ha appreso che l'esemplare responsabile degli attacchi a Sharm el Sheikh è un esemplare di pinna bianca oceanico (Charcharinus Longimanus). E' probabile che i tragici attacchi siano stati provocati da attività o eventi specifici, e che le autorità egiziane stanno svolgendo opportune indagini. Gli attacchi agli esseri umani da parte degli squali sono estremamente rari, e questa specie, in particolare, non si trova normalmente vicino alla costa. Lo Shark Trust è stato informato del fatto che si ritiene che sia un unico esemplare responsabile di tutti e tre gli incidenti e che sono in corso tentativi di cattura dello squalo."

-----------------------------------------------------------------------------------------------
Queste erano le notizie di stamattina, fonte e foto sempre dell'aggiornatissimo portale Sinai City :

"Sharm el Sheikh - A meno di 24 ore dal primo attacco, avvenuto ieri nella baia del Coral Bay, si è verificato oggi un nuovo tragico incontro.

Alle 11.00 di stamattina, nel tratto di mare tra i siti d'immersione di Ras Bob e Ras Nasrani, un esemplare di Longimanus (Carcharhinus longimanus) ha attaccato una famiglia di bagnanti.

Dal resoconto dei testimoni risulta che lo squalo - presumibilmente lo stesso esemplare autore dell'aggressione di ieri - si sia avvicinato fino alla riva, nuotando in acqua bassa (non più di un metro di profondità), cercando di aggredire un bambino che faceva il bagno con la famiglia, sembra di nazionalità russa.

Il padre, accortosi della presenza dello squalo, è riuscito tempestivamente a sollevare il piccolo dall'acqua mettendolo in salvo, colpendo poi ripetutamente l'animale per farlo allontanare.

Il longimanus, girandosi su se stesso per guadagnare il mare aperto, ha però afferrato un altro bagnante al braccio, trascinandolo con se.
Il pronto intervento del personale del diving di base lì accanto, con l'aiuto di un gommone, è riuscito a liberare l'uomo, evitando così che s'inabissasse con lo squalo.
L'aggredito ha riportato gravissime lesioni al braccio, con probabile amputazione dell'arto, e alle gambe.

La guardia costiera egiziana è stata subito allertata, intervenendo in zona con i propri mezzi.

Tutti i diving di Sharm el Sheikh hanno sospeso le attività e i resort hanno issato bandiera nera sui pontili di accesso al mare, presidiando la spiaggia con il personale di sicurezza al fine di evitare l'entrata in acqua ai bagnanti.

Al momento della pubblicazione le autorità egiziane stanno ancora tentando di catturare l'esemplare con l'ausilio di reti, nel tratto di mare antistante l'isola di Tiran"

-----------------------------------------------------------------------------------------------
Mentre questi erano gli avvenimenti di ieri, sempre dall'ottimo Sinai City (Foto di Fabio Casarotti):

"Uno squalo Longimanus di circa due metri e mezzo ha aggredito, ieri pomeriggio verso le 16.30, una turista che faceva il bagno a pochi metri dalla spiaggia del Domina Coral Bay di Sharm el Sheik.

La donna di circa 50 anni, probabilmente di nazionalità russa, ha riportato gravi ferite al braccio e a un piede.


In quel momento il mare era affollato di bagnanti, tanto che alcuni sub vicino alla signora hanno addirittura fotografato lo squalo.
I soccorsi sono stati immediati: appena la turista ha iniziato ad urlare un piccolo gommone con due bagnini è accorso e l'ha recuperata.
L'ambulanza che staziona stabilmente molto vicino alla spiaggia è arrivata in 4 minuti. La signora, che era ancora cosciente, è stata immediatamente portata all'ospedale internazionale di Sharm El Sheik.

Un treno chiamato...Peleliu Express

Mappa tratta dal sito del diving fish'n'fins



Micronesia - Palau - Peleliu - luglio 2010

Sono in fibrillazione.
La prima immersione della giornata, a Yellow Wall, ci ha mostrato le potenzialità di questi siti di immersione: corrente e squali, squali e corrente!
Non vedo l'ora che l'intervallo di superficie finisca per affrontare finalmente il top delle immersioni di Peleliu: Peleliu Express.
Controlliamo l'attrezzatura, cambiamo le batterie alla macchina fotografica ed alla videocamera, ci rilassiamo un po' chiacchierando con i compagni cercando di prendere qualche raggio di sole tra una nuvoletta e l'altra.
Dopo un'ora e mezza, Daniel ci fa un veloce briefing e finalmente lasciamo il porticciolo alla volta del sito, che dista solo un paio di minuti di barca.
3 delfini si avvicinano e ci scortano fino al punto in cui ci tufferemo poi, ridendo, se ne vanno.
Quale migliore auspicio?
Ci sincronzziamo in modo da essere tutti pronti nel medesimo istante: la corrente qui non scherza e non c'è tempo per aspettare i ritardatari.
Anche noi eviteremo di farci passare l'attrezzatura foto/video e ci butteremo già pronti, gav sgonfio. La barca si avvicina alla costa: one, two, three, GOOOOOO!
Scendiamo lungo la parete verticale: subito un paio di squali grigi vengono a curiosare per poi andarsene.
La corrente è media, ovviamente a favore, ci lasciamo trasportare pigri.
Una tartaruga verde di grosse dimensioni risale placida dal fondo, si avvicina mantenendosi però ad una distanza di rispetto e ci lascia lì, ammaliati.
La parete non è una meraviglia: coralli duri, qualche gorgonia...ho visto di meglio.
E comunque non siamo qui per la parete! E' molto meglio la sommità, che si apre in un pianoro riparato da varie rocce: la varietà di coralli è più ricca ed innumerevoli tartarughe sonnecchiano in qualche anfratto o "brucano" i coralli molli.
Io e il buddy perdiamo un po' di tempo qui con le tartarughe, con un'enorme tridacna gigante (1 metro circa di diametro) e con un iridescente branco di barracuda.
Non sono grossi, ma sono tanti e compatti ed i movimenti del branco seguono l'armonia della corrente come in un balletto.
La corrente. Già.
Ha iniziato a farsi insistente; ci scambiamo uno sguardo e decidiamo di lasciar perdere i barracuda e ricompattarci con il gruppo, prima che sia troppo tardi.
Sulla parete si fila via che è un piacere: pinneggiamo un po' per raggiungere gli altri in breve tempo. Squali e tartarughe ci passano accanto contromano, senza sforzo.
La presenza di pesci si fa più intensa, indice che stiamo arrivando dove iniziano i giochi.
Daniel ci fa segno di tenerci pronti con l'hook, l'uncino di acciaio che servirà ad ancorarci alla roccia sulla sommità della parete, permettendoci di ammirare senza sforzo il via vai degli animali.
Lo agganciamo al gav con il moschettone, liberiamo la cima ed attendiamo il segnale.
GOOOO!
Ci scaglioniamo lungo il ciglio della parete, ci agganciamo alla roccia, lasciamo la cima e volteggiamo come palloncini ad un metro dal fondale.
Di fronte ai nostri occhi uno spettacolo.
Squali grigi e pinna bianca ci scrutano, fermi, con i loro occhi da gatto, ad un passo da noi.
La corrente è fortissima, arriva a strappi, ad onde, con un'intensità quale non avevo mai provato, nemmeno nelle famose pass maldiviane.
La direzione non è sempre la stessa, l'uncino rischia spesso di disincagliarsi facendoci volare via.
Le nostre bolle non salgono. Rotolano. Rotolano via in orizzontale!!!
Ho le mandibole contratte, nello sforzo costante di tenere in bocca l'erogatore che un fiume in piena tenta di strapparmi via ad ogni minimo movimento.
L'angolazione della massa d'acqua che ci investe cambia un po'ed atterriamo pesantemente sul pianoro; fortunatamente non ci sono coralli, tutto pare spazzato via da questa forza. Inginocchiata sulla roccia, cerco di sollevare la videocamera per filmare gli squali che danzano incessanti davanti ai nostri occhi.
Non ce la faccio. Non riesco letteralmente ad alzare le braccia e portarmi lo scafandro davanti agli occhi.
Impreco come solo uno scaricatore di porto sa fare, e nel guardarmi intorno, scopro con orrore che il buddy, inginocchiato poco più avanti di me, sta involontariamente ed inconsapevolmente schiacciando la mia cima con una pinna, interrompendo la tensione del hook che sta perdendo la presa.
Cerco di raggiungere lo shaker, ma mi sembra di lottare contro un fiume in piena. Allora urlo. Urlo fino a sgolarmi, aggrappandomi con le dita alla roccia, fissando terrorizzata l'uncino che lentamente si sta sganciando. Non mi sente. Cerco di girarmi e con la coda dell'occhio vedo che gli altri sono intenti a guardare gli squali. Se volo via non se ne accorgerà nessuno.
Peleliu. Ultima isola prima del nulla.
Chissà se mi ritrovano, in tutto questo blu.
Ora capisco gli incidenti avvenuti in questo posto, gente a cui la forza dell'acqua ha strappato l'erogatore di bocca e che sono annegati così, in solitudine in mezzo ad un gruppo, senza riuscire a rimetterselo o recuperare quello di emergenza.
E rabbrividisco ripensando ai vari forum dove sub con una ventina di immersioni alle spalle erano stati portati qui e consigliavano questa immersione anche ad altri open water!
Con uno sforzo incredibile mi aggrappo al fondo come un giaguaro, mi trascino e riesco a raggiungere la pinna gialla del Cicciuzz: gli dò uno strattone, lui si gira e capisce. Alza il ginocchio e mi cambia la giornata.
Un'ondata di sollievo prende il posto della scarica folle di adrenalina, posso godermi il panorama.
Uno squalo pinna bianca mi ipnotizza con i suoi movimenti: se ne sta fermo contro corrente, immobile. Poi si lascia trascinare per qualche metro e con un guizzo della coda si riporta nella stessa posizione, chiudendo un cerchio. Così per decine di volte. Altri squali invece vanno, vengono, si muovono. Questo no, avanti, indietro, senza senso.
Mi giro un po' verso Tom: ha i capelli tutti pettinati all'indietro e le guance che sventolano flaccide come quelle di un novantenne nella galleria del vento...rido, mi riesco a girare un po' e lo riprendo per qualche secondo. Impossibile pensare di fare qualche ripresa più lunga, oggi.
Daniel ci chiama: stiamo sforando con la deco, è ora di andare.
Anche ora ci dobbiamo sincronizzare per sganciarci tutti insieme: one, two, three...GOOOO!
Veniamo letteralmente spazzati via. Voliamo sul plateau ad una velocità impressionante. Il fondale sembra una colata di cemento, tanto è liscio ed uniforme. Niente attecchisce in questo triangolo che si butta nel nulla.
Uno squalo grigio ci accompagna per un po'.
Ci portiamo a 5 metri e facciamo la nostra sosta in corsa, sul Peleliu Express.
Il bordo del plateau si avvicina inesorabilmente. Poi sotto di noi ci sarà solo il blu. Ci stringiamo un po'.
Il salto nel vuoto è impressionante, veniamo catapultati fuori dal reef con una forza inaudita, perdiamo ogni riferimento visivo.
Inaspettatamente la corrente si spegne.
Così, all'improvviso.
Anche la nostra tappa è finita, gonfiamo il pallone e risaliamo.
La costa è distante, siamo sospesi nel nulla e la barca...boh.
La barca è lontanissima e compie delle manovre strane, va avanti e indietro.
Daniel sbuffa. A bordo c'è un anziano capitano, preso in prestito da un altro diving. Sta pescando.
Occorreranno una ventina di minuti buoni perchè si accorga dei palloni e venga a recuperarci, tempo sufficiente perchè Bee Bee finisca la sua lunghissima deco, penalizzata dall'aria e dal Suunto.
Domani nitrox anche per lei, si è convinta.
I mitici e gustosi Bento box preparati dal diving ci aspettano ad Orange Beach, abbiamo bisogno di un po' di energie prima di affrontare la terza immersione!