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mercoledì 23 febbraio 2011

Baiji : il delfino dello Yangtze





Addio Baiji, delfino cinese!


Da 4 anni ci si chiede se è proprio vero, se il simpatico delfino dello Yangtze si è estinto per sempre o se da qualche parte, in qualche ansa dell'enorme fiume, questo buffo cetaceo sta ancora giocando a nascondino con i ricercatori.


Traduzione liberamente tratta da EDGE

Secondo la leggenda cinese il Baiji, grazioso delfino d'acqua dolce, è la reincarnazione di una principessa con una triste storia, annegata nelle acque del fiume Yangtze (Cina).
E'stato dichiarato tesoro nazionale di altissimo livello, ma lo Yangtze è oggi uno dei corsi d'acqua più frequentati e più degradati del mondo e, nonostante per oltre due decenni gli ambientalisti abbiano chiesto che la specie potesse essere protetta mediante l'istituzione di un'area per la riproduzione (situata in una zona paludosa distante dal canale principale dello Yangtze) e nonostante l' ampio dibattito da parte delle organizzazioni internazionali di conservazione, poco lavoro attivo è stato realizzato per proteggere la popolazione del Baiji in rapido declino.
Una recente indagine su vasta scala non è riuscita a trovare alcun esemplare superstite nel fiume e la specie è da cosiderarsi probabilmente estinta.


Nome: Lipotes vexillifer (in cinese baiji)
Ordine: Cetacea
Famiglia: Lipotidae


Tradizionalmente i delfini di fiume sono stati raggruppati in una sola famiglia, Platanistidae.
Tuttavia, studi genetici hanno dimostrato che essi rappresentano un gruppo convergente di specie affini solo lontanamente (per esempio, per aver ridotto gli occhi o perché hanno ciascuno si è evoluto in simili ambienti fluviali).
Il Baiji è ormai noto che si è discostato da altri delfini di fiume circa 20-25 milioni di anni fa, ed è considerato l'unico rappresentante dei Lipotidae, un'intera famiglia di cetacei.

Dimensioni:
Lunghezza del corpo: Maschi: 141-216 centimetri Femmine: 185-253 cm
Peso: maschi: 42-125 kg Femmine: 64-167 kg

Il Baiji è un delfino d'acqua dolce elegante, caratterizzato da un lungo rostro leggermente all'insù e bassa dorsale triangolare. Come altri delfini di fiume, ha bisogno di poco per la visione nelle acque fangose e di conseguenza ha occhi a malapena funzionali. E 'azzurro-grigio chiaro con il ventre bianco.
La femmina è generalmente più grande del maschio.
Il gruppo di solito è di piccole dimensioni, costituito da quattro o cinque animali, anche se aggregazioni fino a undicidi individui sono stati osservate nelle zone con abbondante presenza di prede.

Gli avvistamenti negli ultimi 15 anni sono stati estremamente rari, in genere di coppie o individui solitari, riflettendo il precipitoso declino della specie.
Il Baiji caccia la mattina presto o durante la notte, le femmine raggiungono la maturità a otto anni e danno vita a un piccolo ogni due anni circa.
Un esemplare maschio di baiji, 'Qi Qi', è sopravvissuto nel delfinario di Wuhan per oltre 22 anni.

Distribuzione
Endemica del bacino dello Yangtze nella Cina orientale. La specie è stata recentemente registrata nel tratto del medio e basso del fiume Yangtze tra Yichang e Shanghai; questa distribuzione storica è sempre stata a valle del sito del progetto di diga delle Tre Gole. Fino al 1950 la specie era presente anche nel fiume Qiantang. Una serie di sondaggi condotti tra il 1997 e il 1999 ha fornito una stima minima di popolazione di soli 13 individui. Sebbene un certo numero di avvistamenti non verificabile siano stati segnalati dai pescatori locali negli anni scorsi, una recente (novembre-dicembre 2006) indagine internazionale su vasta scala non è riuscita a trovare nessun delfino sopravvissuto nello Yangtze, ed è probabile che la specie sia ormai estinta.
Popolazione
I risultati dell'indagine indicano che i numeri sono diminuiti rapidamente e continuamente nel corso degli ultimi 30 anni, da circa 400 animali nel 1980 a solo 100 animali nel 1990. Il decremento della popolazione è stato stimato a circa il 10% per anna.

Status Il Baiji è classificato come in pericolo critico C2a (ii); D nella Lista Rossa IUCN delle 2.010 specie minacciate.
E' stato dichiarato estinto funzionalmente nel 2007 (ossia non si esclude che ci posssa essere ancora qualche esemplare, ma il numero è così ridotto da pregiudicare ogni tentativo di riproduzione della specie).

Minacce: La principale minaccia per la sopravvivenza del baiji è l'enorme impatto umano sull'ecosistema degradato dello Yangtze. Più di 400 milioni di persone vivono nel bacino del fiume, e le sponde sono piene di grandi città industrializzate.
Il fiume è una delle più frequentate vie del mondo, ed è fortemente utilizzata per i trasporti, la pesca e lo sviluppo industriale. Probabilmente la causa principale di mortalità è da imputarsi alle catture accidentali da reti e dalla pesca illegale (elettro-pesca bandita due decenni fa in Cina perché uccide i delfini, è ancora ampiamente utilizzata lungo lo Yangtze).
Altre morti sono il risultato di collisioni con le barche, e le esplosioni subacquee per il mantenimento di canali di navigazione. L'ambiente dello Yangtze è stato ulteriormente degradato dall'inquinamento, lo sbarramento a monte e dal dragaggio dei fondali. In particolare, il recente completamento della diga delle Tre Gole pregiudica la presenza di pesce a valle e riduce ulteriormente le aree di habitat idonei.
Il Ministero dell'Agricoltura cinese ha imposto restrizioni sulla pesca e sugli scarichi di sostanze nocive nel fiume, ed ha designato ufficialmente una serie di riserve per il baiji nei principali canali tra Honghu e Zhejiang. Tuttavia, non c'è stato un grande sforzo per far rispettare queste misure di conservazione, e non vi è alcuna differenza apparente tra i livelli di pesca legale e illegale nelle riserve per i baiji e nel resto del fiume.

Pur essendo elencati in Appendice I della CITES e che è stato una specie protetta in Cina dal 1975, le indagini svolte negli ultimi venti anni hanno indicato un calo costante della popolazione, fino ad arrivare ai disastrosi risultati del 2006.


Mi sa che gli unici baiji rimasti li vedremo sui francobolli... :-(



Altri articoli (in inglese) sul Baiji, qui:

PhysOrg - 2010
Dr.Sam Turvey - 9 aprile 2009
Dr.Sam Turvey - 27 aprile 2009


Questo post partecipa, a modo suo, a "Giochiamo a viaggiare" di Mammagiramondo.

venerdì 3 dicembre 2010

Carcharhinus longimanus : chi è costui?

In questi giorni, causa gli ultimi avvenimenti di Sharm, una ridda di voci, informazioni, sentito dire approssimativi si affolla sul web e sulle tv.

Innanzitutto vorrei sottolineare che lo squalo Carcharhinus longimanus (detto anche "pinna bianca oceanico", dall'inglese "Oceanic white tip") NON E' DA CONFONDERSI con il "grande squalo bianco" Carcharodon carcharias ne' tantomeno con il "pinna bianca di barriera" Triaenodon obesus:

Carcharhinus longimanus (pinna bianca oceanico) foto Claudio Ziraldo












Carcharodon carcharias (grande squalo bianco)










Triaenodon obesus (pinna bianca di barriera)













Come si vede chiaramente dalle foto, sono squali molto diversi come forma, dimensioni ed abitudini. Non vanno perciò confusi ( e magari chiamarli con il loro nome scientifico, aiuterebbe parecchio!).


Ma torniamo al protagonista delle cronache di questi giorni, il longimanus.

liberamente tratto da Wikipedia:

Lo squalo longimanus, (Carcharhinus longimanus Poey, 1861), è un grande squalo pelagico dei mari tropicali e temperati caldi. È una specie robusta, caratterizzata da lunghe ed arrotondate pinne a punta bianca. Spesso viene confuso con lo Squalo pinna bianca del reef (Triaenodon obesus)

È un pesce aggressivo, ma che si muove lentamente, e domina le situazioni di sciacallaggio in mare. Rappresenta uno dei maggiori pericoli per i sopravvissuti ai disastri aerei o navali. Questa specie ha attaccato più volte l'uomo di quanto non abbiano fatto tutte le altre messe assieme.[1][2] Studi recenti[3][4] hanno sottolineato come il numero di Squali longimani sia in brusco calo, in quanto le loro pinne sono molto ricercate come ingrediente principale della famosa zuppa di pinne di squalo. In particolare negli ultimi anni, questa specie come molte altre, ha a che fare con una pesca sempre più diffusa attraverso il suo areale.



Habitat:
Lo Squalo longimanus si trova ovunque in mare aperto ed in acque profonde con temperature che superino i 18 °C (64 °F).[8] Predilige le acque con temperatura compresa tra i 20 °C (68 °F) ed i 28 °C (82 °F) e tende ad evitare le zone di mare dove la temperatura esce da questo range.[7] Era un tempo estremamente comune e largamente diffuso, e ancora oggi abita vaste zone del globo; recenti studi tuttavia, hanno accertato che il loro numero si è ridotto drasticamente negli ultimi anni.[3] Un'indagine statunitense compiuta tra il 1992 ed il 2000 ha stimato durante quel lasso di tempo nell'Atlantico Nord-Occidentale ed Occidentale un declino del 70% negli esemplari della specie.[4]

Ne sono stati rinvenuti in ogni parte del mondo all'interno della fascia compresa fra il 45º parallelo Nord el il 43° Sud.[5][8] Nel 2004 uno Squalo longimanus morto è stato rinvenuto sulla costa occidentale della Svezia, molto più a Nord di quello che si credeva fosse il limite superiore del suo areale.[9]

Questa specie trascorre la maggior parte del tempo nello strato superficiale dell'oceano, ad una profondità massima di circa 150 metri (490 ft)[8]; preferisce le aree oceaniche con acqua più profonda e lontane dalla riva. In base ai dati della pesca, più ci si allontana dalla costa, più aumenta il numero di questi squali..[6] Occasionalmente se ne trovano anche in acque meno profonde, a circa 37 metri (120 ft) di profondità, soprattutto vicino a isole circondate dall'oceano come le Hawaii, o in aree dove la piattaforma continentale è frastagliata e si trova accesso ad acque più profonde nelle vicinanze. È in genere una specie solitaria, anche se avolte si possono osservare in gruppo in presenza di ricche fonti di cibo.[7] Diversamente da molti animali, non ha un ciclo diurno, ma è attivo sia durante il giorno che durante la notte.[6] Lo stile di nuotata è lento, con le pinne pettorali molto allargate. Nonostante si tengano lontani dai pesci della loro specie, si trovano spesso accompagnati da pesci pilota, lampughe, remore.[6] Nel 1988, Jeremy Stafford-Deitsch ha riportato l'osservazione di un esemplare accompagnato da un Globicefalo di Gray.[10]

Anatomia ed aspetto:
La caratteristica peculiare di un C. longimanus risiede nella presenza di lunghe pinne pettorali e dorsali, simili ad ali. Le pinne sono molto più grandi di quelle degli altri squali, e piuttosto arrotondate. La punta del muso è anch'essa arrotondata, gli occhi sono circolari e presentano membrane nictitanti.[6]

Il C. longimanus ha un tipico, anche se un po' ingrossato, corpo da Carcharhinidae, spesso con un aspetto leggermente incurvato. Sul dorso è bronzeo, marrone, bluastro o grigio (il colore varia in base alla regione), e bianco sul ventre (anche se, in alcuni casi può presentare in questa parte del corpo una tonalità di giallo). La dimensione massima di uno Squalo longimanus è di circa 4 metri (13 ft), anche se di solito non supera i 3 metri (10 ft). La massa corporea massima è invece di 170 kilogrammi (370 libbre). 6][7]

La maggior parte delle pinne del suo corpo (la dorsale, la pettorale, la pelvica e la caudale) presenta la tipica punta bianca (che può essere assente negli individui più giovani e, più raramente, negli adulti). Oltre alla punta bianca, le pinne possono essere maculate, e nei più giovani le macchie possono essere di colore nero. Una macchia a forma di sella può apparire tra la prima e la seconda pinna dorsale. [6] Questa specie di squalo presenta diversi tipi di denti: nella mandibola (mascella inferiore) i denti presentano punte sottili e dentellate, e sono relativamente piccoli e di forma triangolare (sono simili a zanne). Ci sono anche tra 13 e 15 denti fusi assieme a questi sull'altro lato della “symphysis” (che è appunto una fusione fibrocartilaginea tra due ossa, in questo caso due denti). I denti della mascella superiore sono triangolari, ma molto più larghi ed ampi, con le sommità completamente dentellate. In questo caso all'altro lato della “symphysis” ci sono da 14 a 15 denti.[6] I dentelli dermici sul corpo sono piatti e tipicamente presentano da cinque a sette spigoli.[6]

Dieta:
Il C. longimanus si ciba principalmente di cefalopodi pelagici e pesci ossei.[8] Ad ogni modo, la sua dieta può essere molto più varia e meno selettiva. Lo squalo longimanus è stato osservato mentre si cibava di trigoni, tartarughe marine, uccelli, gasteropodi, crostacei, carcasse di mammiferi, e addirittura rifiuti abbandonati da navi in transito. I pesci ossei di cui si ciba includono pesci abissali, barracuda, carangidi, lampughe, marlin, tonni e sgombri. I suoi metodi di caccia comprendono mordere casualmente all'interno di un gruppo di pesci e nuotare attraverso un banco di tonni con la bocca spalancata. Quando si nutre assieme ad altre specie, diventa aggressivo.[7] Peter Benchley, autore de Lo squalo, ha osservato questi squali mentre nuotavano alle spalle delle balene pilota (globicefali) e ne mangiavano le feci.[11]

Comportamento

Lo Squalo longimanus è in genere solitario e si muove lentamente al di sopra di vaste zone disabitate, alla ricerca di fonti di cibo.[6] Fino al XVI secolo,[12] gli squali erano noti ai marinai come “pescecani”[13] soprattutto perché proprio lo Squalo longimanus, il più comune squalo inseguitore di navi, [7] esibiva un comportamento da cane quando veniva attirato il suo interesse. Se attirato da qualcosa che identificava come cibo, il pesce iniziava a muoversi in modo avido, e cominciava ad avvicinarsi in modo cauto, ma testardo, ritirandosi a distanza di sicurezza se allontanato, ma tenendosi pronto a scattare se se ne fosse presentata l'occasione. Lo squalo longimanus non è un animale veloce, ma è capace di sorprendenti scatti improvvisi. Si trova comunemente in competizione per il cibo con i Carcharhinus falciformis, compensando la sua nuotata lenta con un atteggiamento molto aggressivo. [7]

Dei gruppi si possono formare quando esemplari che vivono nella stessa zona convergono su un territorio di caccia favorevole. Sembra che questo meccanismo non scatti di per sé per la presenza in acqua di sangue, o per una strana “sete di sangue”, ma per l'ipersensibilità comune ai membri della specie e per la loro capacità di raggiungere direttamente un obiettivo senza sprechi di energia (in assenza di cibo infatti mantengono un moto calmo e ripetitivo attraverso l'oceano, conservando le energie per il momento del bisogno). È tuttavia uno squalo competitivo ed opportunista che preferisce cibarsi il più possibile se ne ha la possibilità, senza attendere un possibile pasto più semplice in futuro.[7]

Non sembrano esserci meccanismi di segregazione guidati dal sesso d'appartenenza odalle dimensioni, né ciò avviene neiriguardi di membri di altre specie. Gli Squali longimanus si accompagnano a banchi di tonni e calamari, ed inseguono gruppi di cetacei, come i delfini, e pesci pilota in modo da sfruttarli come scovatori di prede. Hanno un istinto all'inseguimento delle esche così spiccato, nato da millenni di migrazioni, che inseguono le navi in transito sugli oceani. Durante la caccia alla balena, in acque calde, lo Squalo longimanus è responsabile dei maggiori danneggiamenti alla carcassa galleggiante.[7]

Riproduzione
La stagione degli accoppiamenti è l'inizio dell'estate nel Nord-Ovest dell'Oceano Atlantico e nel Sud-Est dell'Oceano Indiano, mentre nell'Oceano Pacifico sono state pescate femmine con embrioni durante tutto il corso dell'anno, e questo fa pensare che in quella zona la stagione degli accoppiamenti sia più lunga.[7] Questa specie è vivipara: gli embrioni si sviluppano “in utero e sono nutriti da una sacca placentale. La gestazione dura un anno. La cucciolata può comprendere da uno a 15 esemplari, chenascono ad una lunghezza di circa 0,6 metri (24 in).[4] Al momento della maturità sessuale, gli esemplari raggiungono invece la lunghezza di 1,75 metri (69 in) nei maschi e di 2 metri (80 in) nelle femmine.[4]

Interazioni con l'uomo
È una specie con un'elevata importanza commerciale in quando le sue pinne sono utilizzate nella preparazione della zuppa di squalo, e dal suo grasso viene ricavato dell'olio. Viene consumato fresco, affumicato, essiccato e sotto sale, e la sua livrea è utilizzata per la produzione di pelli.[7] È soggetto alla pesca attraverso il suo intero areale;[4] anche se è spesso utilizzato come esca, perché insegue le traiettorie di altre specie.[7]

Il famoso ricercatore oceanografico Jacques Cousteau ha descritto lo Squalo longimanus come “il più pericoloso tra tutti gli squali”.[14] A dispetto della grande notorietà del Grande squalo bianco e di altre specie che vivono più vicine a terra, lo Squalo longimanus è considerato responsabile di più attacchi nei confronti dell'uomo di quanti ne abbiano compiuti tutte le altre specie messe assieme, essendo in genere il primo ad attaccare i superstiti dei disastri aerei e navali.[2][1] Questi incidenti possono sembrare minoritari nel XXI secolo, ma un episodio basta a chiarire come fossero importanti in passato. Durante un solo incidente, accaduto dopo il siluramento dell'americana “Indianapolis” il 30 luglio 1945, tra i 60 e gli 80 marinai furono uccisi da squali.[1] Si dice che i responsabili della carneficina siano stati gli squali tigre, ma ciò non è mai stato confermato. Anche durante la Seconda guerra mondiale avvenne qualcosa di simile, quando la “Nova Scotia”, un battello che trasportava circa un migliaio di persone nelle acque vicine al Sudafrica, fu silurato e affondato da un sottomarino tedesco. Ci furono soltanto 192 sopravvissuti, e la maggior parte delle morti è attribuita allo Squalo longimanus.[2]

Questa specie rappresenta un rischio minimo per i bagnanti e per gli sportivi, ma è letale per gli uomini che per qualche motivo si trovino in oceano aperto e che possano essere visti come prede.
Anche se lo Squalo longimanus è molto opportunista e aggressivo, ed è noto per aver attaccato l'uomo per cibarsi[1], gli incontri con subacquei sportivi in certe località sono consueti ed emozionanti[15]. Essi devono però mantenere alcuni accorgimenti: avvicinarsi solo con estrema cautela, non fiocinare pesci in presenza dello squalo, e se esso si facesse troppo curioso e si avvicinasse troppo, uscire dall'acqua al più presto possibile.

Note
1.^ a b c d Martin, R. Aidan.. Elasmo Research. ReefQuest. URL consultato il 6 February.
2.^ a b c Bass, A.J., J.D. D'Aubrey & N. Kistnasamy. 1973. "Sharks of the east coast of southern Africa. 1. The genus Carcharhinus (Carcharhinidae)." Invest. Rep. Oceanogr. Res. Inst., Durban, no. 33, 168 pp.
3.^ a b c Baum, J.K. and Myers, R.A. 2004. Shifting baselines and the decline of pelagic sharks in the Gulf of Mexico. Ecology Letters. 7(3): 135–45.
4.^ a b c d e f g h IUCN. IUCN Red List of Threatened Species: Carcharhinus longimanus. URL consultato il 18 July.
5.^ a b c ITIS. Integrated Taxonomic Information System: Carcharhinus longimanus. URL consultato il 18 August.
6.^ a b c d e f g h i j k Cathleen Bester. Oceanic Whitetip Shark. Florida Museum of Natural history. URL consultato il 22 July.
7.^ a b c d e f g h i j k l m Leonard J. V. Compagno, Sharks of the World: An annotated and illustrated catalogue of shark species known to date, Food and Agriculture Organization of the United Nations, 1984. 484–86, 555–61, 588
8.^ a b c d Ed. Ranier Froese and Daniel Pauly. Carcharhinus longimanus. FishBase. URL consultato il 6 February.
9.^ Eli. Fishwatcher. http://64.95.130.5/FishWatcher/Record.cfm?autoctr=650
10.^ Jeremy Stafford-Deitsch, Shark: A Photographer's Story, Sierra Club Books, 1988.
11.^ Benchley, Peter, Shark Trouble, Random House, 2002.
12.^ Online Etymology Dictionary. http://www.etymonline.com/index.php?search=shark&searchmode=none
13.^ RF Marx, The History of Underwater Exploration, Courier Dover Publications, 1990. 3
14.^ Cousteau, Jacques-Yves & Cousteau, Philippe, The Shark: Splendid Savage of the Sea, Doubleday & Company, Inc, 1970.
15.^ Longimanus Project. http://www.longimanus.info/species.htm

giovedì 21 ottobre 2010

Jellyfish lake - Micronesia

in costruzione
Uno dei posti più particolari in cui mi è capitato di immergermi, è certamente il famosissimo Jellyfish Lake, in Micronesia. Questo piccolo bacino, circondato da una fitta foresta tropicale che lo separa dalle acque cristalline della laguna di Palau, ha la peculiarità di essere abitato da milioni di meduse non urticanti, che migrano tutti i giorni da una sponda all'altra del lago, seguendo il percorso del sole.
Il lago mi ha regalato un pomeriggio speciale e la voglia di approfondire le scarne notizie ricevute durante il briefing, così mi è venuto in mente di raccoglierle qui.

Notizie generali (tratte da:Wikipedia e liberamete tradotte da me)
Il Jellyfish Lake (Palauano: Ongeim'l Tketau, "Quinto lago") è un lago marino situato nell’isola di Eli Malk nell’arcipelago di Palau (Micronesia). Eil Malk fa parte delle Rock Islands, un gruppo di piccole isole disabitate nella zona sud della laguna di Palau, tra Koror (l'isola che ospita la capitale) e Peleliu (l'isola più meridionale della laguna).

immagine tratta da Wikipedia

Ci sono circa 70 altri laghi marini nelle Rock Islands di cui il Jellyfish Lake è il più famoso, grazie a milioni di meduse non urticanti che migrano quotidianamente da una parte all’altra del lago.

Il lago è connesso all’oceano attraverso fenditure e tunnel scavati nel calcare risalente al tardo Miocene; tuttavia risulta sufficientemente isolato e le condizioni così differenti che la varietà delle specie viventi nel lago è molto ridotta rispetto all’adiacente laguna ed inoltre e la loro evoluzione è avvenuta in modo sostanzialmente differente rispetto a specie simili che vivono in mare aperto.

Il lago risale a 12,000 fa; l’età è stimata in base alla profondità del lago (circa 30 metri) sullo spessore del sedimento (almeno 20 metri) e all’aumento del livello del mare. Circa 12000 anni fa, il livello del mare salì fino al punto in cui l’acqua iniziò a riempire il bacino del lago.

immagine tratta da Wikipedia


Comparazione tra la medusa dorata (Mastigias sp.) che vive nel lago e quella a pois (Mastigias papua) che vive nella laguna adiacente. Immagine tratta da Wikipedia


Comparando la medusa che vive nel lago (a sinistra) e la sua parente prossima della laguna (a destra) risultano evidenti i cambiamenti:la perdita delle macchie, la variazione di colore e la notevole riduzione dei tentacoli nella medusa dorata presente nel Jellyfish Lake.

Due specie di meduse vivono nel lago: la medusa luna (Aurelia sp.) e la medusa dorata (Mastigias sp.).

continua.....