venerdì 1 luglio 2011
Squalo bianco al largo di Capraia !!!!
Secondo questo articolo de La Nazione, alcuni ricercatori del Museo della Specola di Firenze , che stavano facendo uno studio nelle acque della Provincia di Livorno, hanno avvistato (e filmato purtroppo con un telefonino...) un esemplare di squalo bianco la cui lunghezza è stimata attorno ai 4 metri.
L'incontro è avvenuto nel canale tra la Corsica e l'isola di Capraia, quindi ben distante dalle nostre coste, ma può essere comunque un ottimo segno della ripresa della qualità delle nostre acque.
Gli squali, checchè ne dicano i media "sensazionalistici" con i loro roboanti articoli e servizi ad hoc per fare audience in vista delle ferie estive, popolano da sempre le acque del Mediterraneo.
In particolare, la cattura dell'esemplare più grande di squalo bianco ( Carcharodon carcharias ) mai pescato, è avvenuta a Malta.
Questo è l'unico video che circola sul web...peccato per il commento e la musica.
Godiamoci solo le immagini, tappandoci le orecchie ;-)
mercoledì 29 giugno 2011
Delfino spiaggiato a Torvajanica
:-)
DaYouReporter.it il brevissimo video e la descrizione dell'autore:
Delfino disorientato si arena a Torvaianica (Roma). Soccorso dei biologi dello zoo marine e dalla guardia costiera. Di Maurizio Borella
venerdì 24 giugno 2011
Monete puniche a Pantelleria

Freschissima notizia da Blog Sicilia:
Monete puniche nelle acque di Pantelleria
Potrebbe esserci un relitto sommerso
di BlogSicilia 24 giugno 2011 -
Un vero e proprio tesoro al largo di Pantelleria.
Circa 600 monete bronzee del III sec. a.C sono state scoperte nel corso delle indagini archeologiche subacquee per la valorizzazione dei siti sommersi nelle acque di Cala Tramontana. Il progetto e’ stato finanziato da Arcus Spa, la società del Ministero dei Beni Culturali per lo sviluppo dell’arte.
A seguito del ritrovamento, grande soddisfazione è stata espressa da Sebastiano Missineo, assessore ai Beni Culturali e dell’Identità siciliana, che ha confermato “l’impegno per rafforzare la già forte immagine di Pantelleria come meta primaria del turismo culturale archeologico mediterraneo. La Sicilia non è seconda a nessuno nello scenario internazionale sia per quantità che per qualità dell’offerta culturale e, in questo senso, la collaborazione con il Ministero dei Beni culturali, che auspichiamo sia sempre più intensa, è fondamentale per sostenere la ricerca della nostra immensa eredità archeologica sommersa”.

Impressa sulle monete, una testa di donna identificabile con la dea Tanit.
Nel rovescio invece, una testa di cavallo.
“Ad una prima analisi – dice Pier Giorgio Spanu, docente dell’Universita’ di Sassari – le monete sembrano infatti di epoca sardo-punica e siculo-punica.
Si tratta di conii compresi entro un ambito cronologico tra il 300 e il 264 a.C., anche se la circolazione di tali monete è proseguita fino alla fine del terzo secolo a.C.”.


Il ritrovamento ribadisce l’importanza di Pantelleria in epoca punico-ellenistica in qualità di meta di scambi commerciali dalla Sicilia verso l’Africa. Si suppone che il tesoretto di monete fosse originariamente riposto all’interno di un sacchetto o in un altro contenitore in materiale deperibile.
La cronologia delle monete si accorda con la datazione del materiale anforario presente in quantità nella cala, in particolare le anfore greco-italiche e le anfore cartaginesi che sembrano riportare ad un orizzonte cronologico della seconda metà del III secolo a.C.
La presenza del tesoretto lascia invece ben sperare circa la possibile esistenza di un relitto.
martedì 14 giugno 2011
Il relitto del Pozzino

Ricostruzione dell'imbarcazione rinvenuta nella Baia del Pozzino

Monete ritrovate nel relitto

contenitori di piombo trasportati dall'imbarcazione romana

i 136 cilindretti trovati nella cassetta del medico di bordo
Tutte le immagini pubblicate qui sono tratte dal sito ArchArt.
Ho trovato una notizia pubblicata oggi dal Corriere della Sera, relativa ad un antico relitto scoperto lungo la costa di Piombino (Toscana),che mi ha incuriosita molto.
Ho cercato online (Il fatto storico , Discovery, Sito dell'Archeologo Enrico Ciabatti) ma in realtà non si tratta proprio di una "news".
Il relitto di questa antica imbarcazione romana, lunga 15 metri e larga 3, risalente al 140-120 A.C., è stato individuato nella Baia del Pozzino addirittura nel 1974, ad una profondità di 18 metri.
Trasportava materiale vario dai Paesi sulla costa del Mediterraneo orientale : anfore di vino da Rodi, tazze di vetro dall'area Siro-palestinese, lucerne dall'asia Minore, vasi da Cipro, ceramiche da Pergamo ed Atene.
Insieme a questo materiale, nel 1989 è stata rinvenuta anche l'attrezzatura di un medico, presumibilmente quello che prestava servizio a bordo.
Ritrovamento eccezionale, in quanto il materiale contenuto nella sua cassetta, è risultato perfettamente conservato ed in grado di svelarsi dopo 2000 anni: oltre agli usuali strumenti, c'erano anche 136 cilindretti in legno, rivestiti di stagno,che contenevano delle pastiglie verdi (ciascuna di circa tre centimetri di lunghezza e mezzo centimetro di spessore).
Poiché i contenitori erano sigillati, le pillole si sono preservate nonostante i 2 millenni trascorsi sul fondo del mare ed ora (dopo più di 20 anni dal ritrovamento dei cilindretti) gli scienziati dello Smithsonian’s National Zoological Park, sono stati in grado di analizzare i frammenti di DNA in due delle pillole.
Esse contenevano vari tipi di erbe, tra i quali è stato possibile riconoscerne qualcuna: carote, ravanelli, prezzemolo, sedano, cipolla, cavolo, erba medica, achillea ed ibisco.
Un’ipotesi avanzata dagli studiosi, è che le pillole venissero disciolte nell’acqua o nel vino per creare una sorta di integratore da bere durante i lunghi viaggi.
Un paio di immagini d'epoca delle prime campagne di scavo, tratte dal Sito dell'Archeologo Enrico Ciabatti:


venerdì 10 giugno 2011
Un'immagine per il weekend - A.Petrachi
mercoledì 1 giugno 2011
I veri sub si riconoscono sempre...

N.B.: sulla finestrella della casetta c'è la cesta dell'attrezzatura sub...
Pure sotto la neve, in pieno inverno... sempre pronti !
INCORREGGIBILI !!!!
:-)
lunedì 23 maggio 2011
Record di apnea dinamica con... delfini !

Il romano Simone Arrigoni, ha stabilito il nuovo record di apnea dinamica con l'ausilio di una coppia di delfini, presso il parco acquatico Zoomarine di Torvajanica (Roma).
Tralasciando il fatto che vedere gli animali in cattività mi stringe il cuore, penso che sia stata un'esperienza incredibile, per Simone, potersi allenare ed interagire con questi cetacei infrangedo il suo precedente record con il loro aiuto.
In più ha anche una faccia simpatica, il che non guasta ;-)
Nel dettaglio: Simone ha compiuto 13 voltas, corrispondenti a 657 metri complessivi, sospinto da due esemplari della specie «Tursiops truncatus», i delfini Paco e Marco, in un tempo di 1'53''.
"Voltas" è un termine portoghese che definisce un'ampia ruota verticale effettuata da un uomo in immersione spinto da uno o due delfini. Un esercizio che richiede potenza, equilibrio e sincronismo assoluto con gli animali, rendendo la permanenza in apnea ancora più difficile. Un anno fa Simone Arrigoni aveva stabilito, sempre a Zoomarine, il record di 12 "voltas", per un totale di 607 metri complessivi, in 1'42''. Tra le curiosità della sfida il fatto che i delfini debbano risalire in superficie almeno un paio di volte durante la prova per respirare, mentre l'apneista rimane fisso in posizione, sottacqua. (fonte "Il Giornale" del 20.05.2011)
Ecco il video:
martedì 17 maggio 2011
Una gita ai Faraglioni di Capri con....

Avvistamenti emozionanti nelle nostre acque !!!
Gita ai Faraglioni di Capri per un gruppetto di 4 grampi (Grampus griseus) : Video da "Repubblica TV"
:-)
venerdì 6 maggio 2011
Enorme teca ovarica di calamaro a Punta Campanella !!!

Riporto un articolo molto interessante apparso sulla pagina di Metropolis web di oggi, che riporta un'eccezionale avvistamento nell'Area Marina Protetta di Punta Campanella(NA):
MASSA LUBRENSE - 06/05/2011 -
Non hanno creduto ai loro occhi, Daniele Castrucci e Edoardo Ruspantini, i due subacquei napoletani del TGI Diving Sorrento (Napoli) durante un'immersione nell'area marina protetta. A 50 metri di profondità, nel mare di Punta della Campanella, hanno fatto un avvistamento particolare. Una sfera trasparente di circa 1 metro di diametro, gelatinosa e attraversata da una specie di condotto più scuro che si allargava a forma di imbuto alle due estremità. Incuriositi i due sub hanno, per fortuna, scattato foto e girato un breve video. In poco tempo le foto hanno fatto il giro del web e così, tra gli appassionati subacquei di tutta Italia, è nata un'accesa discussione sul misterioso avvistamento. Vengono individuate due osservazioni identiche in Croazia, Norvegia e Nuova Zelanda. I link svelano in parte il mistero: si tratta di una massa gelatinosa contenente uova di una qualche specie di calamaro. I biologi marini chiariscono definitivamente: si tratta, per la precisione, di una grossa teca ovarica di calamaro, contenente migliaia di uova, come sostiene il professore Roberto Sandulli, biologo marino dell'Università Partenope di Napoli, interpellato dall'Area Marina Protetta di Punta Campanella.
Più difficile individuare di quale specie di Calamaro si tratti, visto che in Italia sono censite ben 26 diverse specie di calamari e totani. Soltanto il prelievo di un campione avrebbe consentito una esatta definizione dell'esemplare. Secondo gli esperti l'emissione delle uova all'interno di masse gelatinose è della famiglia degli Ommastrefidi (Ommastrephidae), presente in Mediterraneo con 4 specie Ommastrephes bertramii, Illex coindetii, Todarodes sagittatus e Todaropsis eblanae, chiamate tutte con il nome comune di totano. Potrebbe essere dunque una femmina di totano la madre delle decine di migliaia di calamaretti contenuti nella sfera di Punta Campanella. Ma non è escluso che si possa trattare anche di una specie aliena di calamaro, il Notodarus gouldi, sconosciuto nei nostri mari.
lunedì 2 maggio 2011
"Fish Dependence Day"

Povero Mediterraneo....
secondo una ricerca del New Economics Foundation l'impoverimento dei nostri mari diventa ogni anno più grave, la pesca nazionale non riesce a supportare il nostro fabbisogno se non per pochissimi mesi e l'importazione di pesce per le nostre tavole è sempre più consistente.
Di seguito l'articolo de La Repubblica:
Pesce, abbiamo finite le scorte, i nostri mari sempre più poveri
Il "Fish Dependence Day": l'ultimo pesce preso in Italia lo abbiamo mangiato il 30 aprile.
Da questo momento, usiamo solo prodotti importati.
Lo rivela la ricerca della New Economics Foundation, che calcola la capacità produttiva dei mari dei vari Paesi europei e la confronta con i consumi di pesce negli stessi Paesi
di ANTONIO CIANCIULLO
Dal 2000 è cresciuta senza sosta la differenza fra ricchezza dei mari e prelievo
ROMA - Abbiamo finito le scorte. Ci siamo mangiati l'ultimo pesce preso in Italia il 30 aprile e da ieri portiamo a tavola pesce importato. L'intera Europa consumerà la propria produzione ittica entro il 2 luglio, giorno in cui scatterà la dipendenza dagli altri mercati. Il calcolo è stato fatto dal Nef (New Economics Foundation), che si definisce un "think-and-do tank", un gruppo indipendente di ricerca e azione che studia il reale benessere economico dei vari Paesi. E la stima viene elaborata in base a una simulazione statistica: ogni anno si calcola la capacità produttiva dei mari dei vari Paesi europei e la si confronta con i consumi di pesce negli stessi Paesi.
Il risultato è sconfortante. Dal 2000 la differenza tra la ricchezza dei mari e il prelievo è diventata sempre maggiore, il deficit alimentare è cresciuto senza sosta. Ogni anno i nostri mari si impoveriscono rispetto all'anno precedente e il Fish Dependence Day, il giorno in cui finisce l'autosufficienza alimentare per il pesce, si anticipa. Ecco i dati relativi ad altri Paesi: in Spagna il pesce autoctono si esaurisce l'8 maggio; in Portogallo il 26 aprile; in Francia il 13 giugno; in Germania il 27 aprile; nel Regno Unito il 16 luglio. L'unico paese quasi in pareggio è la Svezia, autosufficiente fino al 30 dicembre.
Gli effetti del sovrasfruttamento degli stock ittici europei sono mascherati dall'aumento delle importazioni di pesce proveniente da altri mari. Ma il dato di fondo - si osserva nel rapporto - è che lo sviluppo dell'acquacoltura non è Ogni anno i nostri mari si impoveriscono rispetto all'anno precedenteriuscito a bloccare la crescente dipendenza dal pesce importato.
"Le catture sono in declino e gli studiosi avvertono che il 54% dei 46 stock ittici del Mediterraneo esaminati sono sovrasfruttati", dichiara Aniol Esteban di Nef/Ocean2012 e coautore del rapporto. "Gli italiani consumano la stessa quantità di pesce del 1999 ma poiché le catture sono molto diminuite hanno bisogno di importare il 37 per cento di pesce in più".
Nell'Unione europea, che vanta alcune delle più potenti flotte di pesca del mondo, le catture sono diminuite del 2 per cento l'anno dal 1993. I consumi invece sono cresciuti: tra il 1960 e il 2007 il consumo di pesce mondiale è quasi raddoppiato passando da 9 a 17 chili pro capite l'anno e in Europa si arriva a 22 chili. Secondo la Banca Mondiale le perdite economiche determinate, a livello globale, dall'eccesso di pesca, ammontano a 50 miliardi di dollari l'anno.
Qui il rapporto (in inglese)
martedì 26 aprile 2011
VERGOGNA /2 !!!!!

Ad 1 anno esatto dall'immane disastro ambientale causato dalla piattaforma petrolifera della BP in America e dopo aver parlato di questa
vergogna sull'Adriatico, lo stesso tema si ripropone ( nel silenzio generale ) anche per il Canale di Sicilia...
Alcuni stralci da un agghiacciante articolo da La Repubblica di oggi:
La Transunion ha già annunciato ai comuni iblei che a fine aprile inizierà a sondare il fondale dello specchio d'acqua davanti a Pozzallo, a 27 chilometri dalla costa. L'Audax, invece, di sonde non ha più bisogno: in estate, si legge sul suo sito web, potrebbe cominciare a trivellare a 13 miglia da Pantelleria. Non molto lontano, nei dintorni delle Isole Egadi, anche la Northern Petroleum riscalda i motori delle sue piattaforme.
Sotto l'ombra dell'inferno libico e quella di un possibile blackout energetico, la primavera delle trivelle sul mar Mediterraneo - esorcizzata dal ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo che prometteva di difendere a spada tratta il Canale di Sicilia, costi quel che costi - è oramai alle porte.
...
La Northern Petroleum lo sa e lo scrive: "La legislazione italiana che vieta le trivellazioni off-shore entro le 12 miglia dalla costa - si legge nel comunicato - avrà un effetto irrilevante sugli assetti della compagnia". Così, in barba al no della Regione e a quello dei sindaci, la Northern fa sapere di poter estrarre dai suoi giacimenti ben 4 miliardi di barili che tradotti in quattrini significano 400 miliardi di euro nelle tasche dei petrolieri. Briciole o nulla per lo Stato italiano dove le royalty che le compagnie minerarie lasciano al territorio dove estraggono senza imporre franchigie arrivano a malapena al 4 per cento contro l'85 di Libia e Indonesia, l'80 di Russia e Norvegia, il 60 in Alaska, e il 50 per cento in Canada.
"Al di là dell'aspetto ecologico, per l'Italia le trivelle sono anche antieconomiche" spiega Mario Di Giovanna, portavoce di "Stoppa la Piattaforma".
"Se ci adeguassimo agli standard delle royalty degli altri paesi, facendo i conti della serva, potremmo estinguere, solo con una minima parte del canale di Sicilia, il 25 per cento del debito pubblico italiano".
venerdì 15 aprile 2011
VERGOGNA !!!!!

Il Ministro dell' Ambiente (!) Prestigiacomo, ha infatti dato il via libera alla ricerca di petrolio nell' Adriatico a pochi chilometri dal Parco Marino delle Isole Tremiti (Puglia)....
Il tutto nel silenzio più assoluto.
Mi chiedo: ma la mattina, costoro che hanno queste belle idee, riescono a guardarsi allo specchio senza che il loro riflesso gli sputi in un occhio ?????
Un paio di stralci da Il fatto quotidiano:
"Sulle trivellazioni Stefania Prestigiacomo ci ripensa. Il 13 maggio 2010, mentre gli Stati Uniti erano alle prese con il disastro ambientale nel Golfo del Messico, il ministro dell’Ambiente ha espresso un deciso no alla ricerca indiscriminata di petrolio nel Mediterraneo. Ma appena dieci mesi dopo la Prestigiacomo ha firmato con il ministro per i Beni e le attività culturali Giancarlo Galan il decreto n. 126 del 29 marzo 2011 per dare il via libera alla ricerca di idrocarburi nell’Adriatico, a pochi chilometri dalla riserva marina delle isole Tremiti."
....
"Secondo Legambiente il progetto è “una follia”, che oltre a minacciare il patrimonio ambientale e stravolgere la politica energetica della regione, rischia anche di rivelarsi un flop economico: “Stanno aumentando sempre di più le istanze e i permessi di ricerca di greggio nel mare e sul territorio italiano – si legge in una nota -. Una ricerca forsennata per individuare ed estrarre le 129 milioni di tonnellate che, secondo le stime del ministero dello Sviluppo economico, sono ancora recuperabili da mare e terra italiani. Ma il gioco non vale la candela. Visto che il Paese consuma 80 milioni di tonnellate di petrolio l`anno, le riserve di oro nero made in Italy agli attuali ritmi di consumo consentirebbero all’Italia di tagliare le importazioni per soli 20 mesi”.
Altro stralcio dal Corriere della Sera:
"Le ricerche di petrolio avverrebbero infatti con la tecnica dell’«air gun», che prevede spari fortissimi e continui, ogni 5 o dieci minuti, di aria compressa che mandano onde riflesse da cui estrarre dati sulla composizione del sottosuolo. Un metodo, questo, che in tanti hanno giudicato dannoso soprattutto alla popolazione marina, perché potrebbero causare lesioni ai pesci, e soprattutto la perdita dell’udito. In sostanza, si tratta di continui spari di aria compressa".
sono senza parole....
:-@
giovedì 17 febbraio 2011
Uno squalo elefante nel porto di Taranto

Un giovane esemplare di squalo elefante (Cetorhinus maximus)stimato 5 metri di lunghezza, si aggirava in superficie nutrendosi di plancton. Ricordo che lo squalo elefante, a dispetto della sua mole (in età adulta raggiunge anche i 9 metri di lunghezza) è un animale COMPLETAMENTE INNOCUO, in quanto si nutre appunto di plancton (ossia piccoli organismi acquatici) che filtra attraverso le enormi branchie. E' una specie ad alto rischio, in quanto vittima di catture accidentali e (nuotando a pelo d'acqua) di incidenti con le imbarcazioni.


mercoledì 2 febbraio 2011
Affondata la balena di S.Rossore

La carcassa della balenottera comune spiaggiatasi la settimana scorsa sulla costa toscana di San Rossore, è stata esaminata, studiata e poi affondata tra mille difficoltà (tecniche e meteo).
Le spoglie di "Regina" (così chiamata, nonostante si trattasse di un esemplare maschio, perchè morta in prossimità della ex-tenuta del re) riposeranno su un fondale di circa 50 metri, interdetto alla pesca, e verranno costantemente monitorate da un gruppo di studio per 18 mesi, con lo scopo di studiare i processi di decomposizione in acqua e la crezione di un nuovo ecosistema marino.
News e foto tratte dal Corriere della Sera
mercoledì 26 gennaio 2011
Balena di 25 metri spiaggiata in Versilia

Di seguito l'articolo del Corriere della Sera:
Grande balena spiaggiata in Versilia
I pescatori l'avevano vista agonizzare. Le cause della morte: o troppi sacchetti di plastica o una malattia
PISA – A vederla agonizzare, in mare aperto, sono stati alcuni pescatori di Viareggio. «Aveva perso l’orientamento, sembrava respirasse anche a fatica», hanno raccontato. Per due giorni, Regina una balena di 25 metri, ha lottato davanti alle coste della Versilia e poi, nella notte tra mercoledì e giovedì, si è spiaggiata nel parco di San Rossore, tra il fiume Morto e il Serchio, nel comune di San Giliano Terme (Pisa), a tre chilometri dall’ex villa presidenziale del Gombo dove ha trascorso le vacanze anche Tony Blair.
L’hanno trovata giovedì mattina alcuni addetti del Parco che hanno dato l’allarme e hanno battezzato il cetaceo con il nome di Regina perché per il suo ultimo viaggio ha scelto l’ex tenuta reale (e poi presidenziale) di San Rossore, oggi trasformata in parco naturale. «Abbiamo avvertito immediatamente la Forestale e gli esperti del Centro di biologia marina di Livorno – spiega il presidente del parco Giancarlo Lunardi -. A prima vista sembra un esemplare adulto. E’ la prima volta che sulla spiaggia del parco si arena una balena. E’ una cosa impressionante e come amanti dell’ambiente ci dispiace molto».
Regina ha scelto di morire in una delle zone meno inquinate del litorale, davanti appunto all’oasi strappata a insediamenti urbanistici e industrie. Le cause della sua morte sono ancora da accertare e solo l’esame sulla carcassa darà nei prossimi giorni una conferma. Gli esperti però parlano di due possibili ipotesi: meccanica (la balena potrebbe aver ingerito una grande quantità di sacchetti di plastica) e biologica (è stata colpita da una malattia). La carcassa sarà custodita probabilmente nel museo di storia naturali di Calci, in provincia di Pisa.
Marco Gasperetti

venerdì 21 gennaio 2011
Squali elefante e balene ad Olbia !!!

Di seguito l'articolo tratto da La Nuova Sardegna.
Foto di Egidio Trainito.
Squali e balene superstar, i giganti del mare solcano le acque di Tavolara
Avvistati due esemplari di 20 metri a Punta Timone e Molarotto: ghiotti di plancton, si concedono ai fotografi
OLBIA. Danzano sul velluto blu delle acque di Tavolara. Squali e balene, signori del mare, scivolano eleganti, vanitosi. Quasi consapevoli di essere delle superstar. Osservati, studiati, fotografati nelle loro evoluzioni dagli uomini dell'Area marina protetta. Hanno scelto le placide acque della Gallura per svernare. Giganti dei mari che da alcune settimane arrivano puntuali all'appuntamento quotidiano con gli scienziati del mare per il loro set fotografico.
Due diversi avvistamenti, in due aree non troppo lontane tra loro. A Punta Timone, dietro Tavolara, in zona militare, due squali elefante banchettavano. I pesci sono innocui si nutrono di plancton e piccoli crostacei. «Della coppia fanno parte un maschio di 10 metri e una femmina di 7 metri e mezzo - spiega Pier Panzalis, uno dei biologi dell'Area marina protetta -. Siamo riusciti ad avvicinarci mentre si nutrivano».
Ma anche grazie alla collaborazione con il Centro di ricerca mammiferi marini, il Crimm, sono state avvistate più volte nella zona vicino a Molarotto due balene. «Due esemplari imponenti di 20 metri - dice la vicepresidente del Crimm, la biologa marina Francesca Magnone -. Un avvistamento che acquista un senso particolare, non troppo frequente nelle coste della Gallura. Ancora più raro vederle mentre si nutrono. Non è un caso che le balene si siano fermate nella zona A, quella di tutela integrale dell'Area marina protetta, in cui l'effetto riserva è più marcato». Balene buongustaie che hanno scelto una delle zone più ricche di plancton.
«Questi mammiferi si vedono di solito lontano dalla costa, in acque profonde - continua Magnone -, solo in rare occasioni si avvicina alle coste per alimentarsi. Le balene non hanno denti, ma fanoni, lamine sfrangiate in setole che utilizzano come setacci per filtrare plancton e pesci di cui si nutrono. Anche se innocuo è importante averne rispetto visto la mole imponente».
Negli scatti del naturalista Egidio Trainito si possono ammirare gli squali mentre si concedono ai fotografi durante il lauto pasto. «Per noi è la conferma che andiamo verso la giusta direzione - continua Panzalis, dell'Amp -. A Tavolara si moltiplicano i passaggi di specie protette che si avvistano raramente vicino alla costa. Osservare due balene da 50 tonnellate muoversi agili vicino a Molarotto è un'emozione che ripaga dei tanti sforzi. Ma per noi è prima di tutto un prezioso elemento di studio. Là c'è la zona di riserva integrale, in cui è vietato l'accesso all'uomo. È un'area di ripopolamento». Un laboratorio all'aperto voluto con forza dal direttore dell'Amp, Augusto Navone. Un laboratorio in cui le specie crescono in assenza del loro più pericoloso nemico. L'uomo.
